LA NOSTRA LINGUA E’ IN PERICOLO ?

 

A giudicare dalle cose strane che stanno accadendo sembrerebbe proprio di si . A nostro avviso non si può stare solo a guardare o a leggere senza preoccuparsi. Statistiche credibili hanno rilevato che si legge sempre di meno , soprattutto da parte dei giovani. L'uso di anglicismi è diventato un' epidemia soprattutto sulla stampa quotidiana e non. All' inizio della "cosiddetta" crisi le espressioni inglesi si sprecavano  senza far  capire niente .ai lettori "non addetti ai lavori". .

Ora c'è chi  molto opportunamente comincia a denunciare anche il degrado della scrittura. Lo fa l' amico Bordoni sulle colonne dell' Agenzia stampa  "Abruzzo press. "  di Marino Solfanelli a cui bisogna dare atto che come editore sta  affrontando questo problema con  la pubblicazione di diversi volumetti particolari citati anche da noi. A conferma che la conoscenza della lingua sta svanendo a tutti i livelli scolastici registriamo una iniziativa di un sito internet il cui  responsabile ha organizzato  specifici corsi di "aggiornamento" o "formazione " di lingua italiana dedicati a tutti gli studenti dalla media all' università  da svolgere on-line  con una particolare forma di comunicazione  via internet. Iniziativa apprezzabile per un verso ma preoccupante per altro verso in quanto testimonia la gravità della problematica.. Noi , ancora una volta, ma lo faremo anche nel prosieguo, quando servirà, ci rivolgiamo al Ministro Gelmini perché inserisca questo problema fra le riforme ancora da attivare, magari muovendo dalle reazioni delle Università  come ci dice Bordoni.

 

 

 

 

 

La scrittura è in crisi? L'Università reagisce

di Carlo Bordoni

La scrittura è in crisi? Educatori, sociologici e linguisti lo ripetono da tempo. Minata dal primato dell'oralità, la crisi della scrittura è legata necessariamente a una crisi della lettura. Tra i giovani si legge sempre di meno, si legge con difficoltà. Di conseguenza si scrive in maniera semplificata, usando frasi brevi e un dizionario ridotto. La scrittura tende ad essere didascalica, discontinua, al pari della conoscenza, che si è fatta frammentaria, casuale e incerta, quanto la società dell'incertezza descritta da Bauman. Una scrittura più adatta alle pagine web che alle pagine di un libro.

Ciò che resta della scrittura è stravolto, prosciugato, contaminato dalle immagini. Preval-gono i segni tachigrafici, le icone e le emoticons, quasi un tentativo d'integrazione tra segno e disegno, dietro cui sembra far capolino una volontà demistificatoria della scrittura e la sua riduzione a livello triviale. Nel migliore dei casi si propende per un'iconografia visiva della parola scritta, ricavando dalla forma grafica una sorta di contenuto estetico (come nella pubblicità).

Ma anche la grafia, tra i giovani, è cambiata. Un monitoraggio delle pratiche di scrittura nella scuola dell'obbligo ha evidenziato un disuso crescente del corsivo in favore dello stampatello. I giovani lo preferiscono perché più pratico o forse asettico, e anche più vicino al tipo di scrittura usato per il computer e il telefonino.

Quanto ai contenuti, la mutazione è ancora più evidente e dipende dalle nuove modalità di approccio alla lingua. La scrittura digitalizzata, soprattutto nelle nuove generazioni che speri-mentano il digitale ancor prima dell'esperienza scolare, finisce per privilegiare l'emotività, la conoscenza istintiva e accompagnarsi a una grafismo spontaneo.

Non a caso le facoltà umanistiche tendono oggi a rivalutare le competenze della scrittura. E con essa la logica e la razionalità, recuperando l'antico obbligo di "linearità e sequenzialità", già espresso nella lontana Poetica di Aristotele, che sembrava messo in discussione dalle reti. Il ritorno alla scrittura è più che mai necessario per non perdere i contenuti scientifici della tradizione scritta. Fioriscono ovunque corsi di scrittura e di lingua italiana, rivolti soprattutto ai giovani che si accingono ad affrontare gli studi universitari e che devono colmare lacune che hanno origini lontane.

Non solo.

Della necessità di coniugare il mondo digitale alle scienze umane (e in particolare alla scrittura), si sono fatti carico diversi corsi di laurea, tra i quali spicca, per eccellenza, quello di "Informatica Umanistica" a Pisa. Un corso triennale interfacoltà, costruito tra Lettere e Ingegneria informatica, che si accinge a varare una sua specifica laurea magistrale in quattro percorsi ("Editoria elettronica", "Grafica, interattività, ambienti virtuali", "Management della conoscenza", "Tecnologie del linguaggio") e che può vantare, tra i suoi allievi, il dottorando Michele Coscia: carrarese, classe 1984, al momento a Boston, presso il laboratorio di Albert-Laszlo Barabasi - è risultato uno dei dieci vincitori di un concorso internazionale bandito da Google, il famoso motore di ricerca, per il finanziamento di un'analisi delle reti sociali.