LE LEGGI EUROPEE IMPONGONO ALLA "MADRE TERRA" DIMENSIONI E PESO DEI SUOI PRODOTTI

Anche se si tratta di leggi ormai obsolete, sicuramente mai rispettate da nessuno, Giuseppe D' Alessandro ha raccolto in un libro " Bestiario Giuridico 1" , pubblicato giovedì scorso, molte, anzi, troppe Leggi europee che fanno ridere e sentenze che fanno piangere dal ridere. Tutti gli europei, dunque, ora che si conoscono i contenuti e le prescrizioni di tali leggi, sono sotto la "Spada di Damocle" di una possibile multa per aver acquistato un cetriolo senza averne prima misurato la "gobba". In tempo di crisi, di "spread" , di triple o doppie "A" , del caro benzina , ACE, IVA, IMU ecc. abbiamo pensato che una pausa di "comicità bestiale" possa attenuare la rabbia per il Decreto "Salva Italia" che ha salvato le Banche con i conti correnti dei pensionati privati del piacere di ricontare gli €uro e "sentirne l' odore" uscendo dagli Uffici postali .

 

Quando le bestialità vengono dall'Europa...

Le più incredibili bestialità contenute nelle normative europee

Da un libro di Giuseppe D'Alessandro pubblicato il 12 gennaio 2012 alle 11:01 in Libri

Fonte : LeggiOggi.it

 

Gli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Europa Unita hanno creato un nuovo corpus giuridico che si affianca alle leggi nazionali e che, per la regolamentazione di alcune materie, è in concorrenza con esse, rendendo tutto più complicato.

Se poi si aggiunge che in certi settori (quali l'organizzazione sanitaria, scolastica, del commercio) vi è anche una regolamentazione regionale concorrente, si capisce che il caos è assicurato. E per avere un'idea di quanto smisurata sia la produzione legislativa comunitaria, basti ricordare che i provvedimenti legislativi che si occupano di fiori sono quasi 300, di cui una settantina riservati alle rose, 5 alle petunie e ben 24 ai crisantemi!

Esamineremo qui di seguito le disposizioni europee più bizzarre, o che tali possono apparire agli occhi dei profani, in fatto di merci, limitandoci, per non tediare il lettore, al campo dell'agricoltura e dei prodotti alimentari.

Il regolamento CEE 58 del 1962 disciplina minuziosamente le carote, stabilendo che non devono presentare alcuna traccia di ammollimento e non devono essere né legnose né biforcute. Ma non basta: il loro calibro minimo è fissato a 10 mm di diametro o 8 g di peso e il calibro massimo a 40 mm di diametro o 150 g di peso. Ma – ci si chiede – come si fa a controllare le carote una ad una?

Anche gli spinaci sono sottoposti a una regolamentazione ben precisa: la lunghezza del picciolo non deve superare i 10 cm.

E la cicoria? Regolamentata anch'essa: in nessun caso il diametro delle cicorie può misurare meno di 2,5 cm quando la loro lunghezza sia inferiore a 14 cm. In nessun caso il diametro può essere inferiore a 3 cm quando le cicorie siano di lunghezza pari o superiore a 14 cm. Tutto chiaro?

E che dire dei piselli? Guai a chiamarli tali se il baccello non contiene almeno tre semi (All. 1/3 del Regolamento 58 del 1962). Ma quanto tempo ci si impiega a verificare baccello per baccello se all'interno di semi ce ne sono almeno una terna!

E i fagiolini? Anch'essi regolamentati: la larghezza massima deve essere compresa fra 6 e 9 mm. E così via per carciofi, uva, ciliegie e fragole. Pure per i meloni vi è una normativa specifica: guai se il peduncolo supera i 2 cm, recita il regolamento 1615 del 2001!

Ma quello che mi fa impazzire è l''arco del cetriolo'. Come si fa a misurare l'arco del cetriolo (così si esprime la legge) che secondo il regolamento CEE 15 giugno 1988 deve avere un'altezza massima di 10 mm per 10 cm di lunghezza? E le banane? Anch'esse hanno una misura stabilita dal reg. 2257 del 2004: «il calibro è determinato dalla lunghezza del frutto, espressa in centimetri e misurata lungo la faccia convessa, dal punto in cui il peduncolo si inserisce sul cuscinetto fino all'apice, dal grado, cioè dallo spessore, espresso in millimetri, di una sezione trasversale del frutto praticata tra le facce laterali e nel mezzo del frutto stesso, perpendicolarmente all'asse longitudinale».

Chiaro? Mica tanto! Se poi – sempre a proposito di banane– andate al mercato a comprarne qualcuna e volete essere precisini, portatevi dietro un metro: se la loro lunghezza non supera i 14 cm, il venditore è nei guai. A meno che non provengano dalle Azzorre, da Cipro o da Creta, per come consentito dal regolamento 228/06.

A volte invece le norme sono chiarissime: quel che non si capisce è perché siano state fatte. Prendete il regolamento CEE 316 del 1968 e provate a farvi una ragione perché mai «i rami di mimosa devono essere disposti a strati o presentati in mazzi da 150, 250 e multipli di 250 grammi». E subito ci si immagina che alla festa della donna decine di poliziotti e vigili urbani stiano là, pronti a pesare i mazzi e contravvenzionare quei delinquenti che non rispettano la regola.

E perché mai gli orinatoi delle strutture turistiche devono avere un dispositivo di risciacquo automatico o manuale tale da consentire il risciacquo simultaneo di non più di 5 orinatoi? (Dec. 14 aprile 2003, n. 2003/287/CE).

Ora provate a immaginare tutte queste norme astruse tradotte in 23 lingue, magari in quelle di nazioni che conoscono la cicoria solo dai libri... E buona notte ai suonatori!