UNA VOCE DAGLI USA – L’ IMMIGRAZIONE CLANDESTINA METTE IN CRISI L’ OCCIDENTE

Dal nostro collaboratore in America ci arriva la conferma  che il fenomeno degli immigrati clandestini , oltre ad investire il mondo occidentale, costituisce un problema molto serio per la gestione politica dell’ Europa e degli  Stati Uniti.. basta solo pensare a quanto ci racconta il Prof. Maceri a proposito dello stato Utah dove il Governo prende iniziative contrarie a quanto il  “suo” senatore repubblicano Orrin Hatch ha provocato  impedendo l’ approvazione di una legge federale (Dream Act) che avrebbe facilitato e favorito  la vita e l’ attività degli immigrati clandestini  in tutti gli Stati federali.. ( vedi il 2°  articolo pubblicato a pag.5 )

La questione, dicevamo, è molto seria soprattutto se pensiamo all’ Italia, meta primaria elle migrazioni  nei paesi mediterranei. Il problema , per le implicazioni e le decisioni che comporta, andrebbe affrontato  con la massima coesione possibile  di tutte le forze politiche  se fosse vero che tutte propongono  provvedimenti giovevoli all’ intera comunità nazionale  e/o addirittura europea. Coraggio, dunque, destra, sinistra, centro, ecc. , fateci vedere cosa sapete fare per la vita della società  occidentale.(N.d.D.)

Utah: da immigrazione statale a nazionale?

di  Domenico Maceri

( PhD nell’ Università della California )

 

Con quasi 12 milioni di clandestini il governo federale degli Stati Uniti dovrebbe riformare la legge sull’immigrazione. Incapace di farlo a livello nazionale, gli Stati stanno cercando di risolvere la questione  da se stessi. Uno dei più noti è lo Stato  dell’Arizona il quale l’anno scorso ha approvato leggi anti-immigranti , in parte bloccate dai tribunali.


Adesso l’ Utah, uno Stato “red”  di quelli che tradizionalmente vota per i repubblicani, ha fatto qualcosa  per fare fronte al problema dei clandestini. La legislatura statale (Utah) ha approvato un Decreto secondo il quale agli immigrati  senza documenti si potrebbe offrire un contratto a tempo determinato. I clandestini che, invece, possono dimostrare di essere vissuti per alcuni anni in Utah avrebbero diritto ad  una carta d’identità statale” e potrebbero lavorare legalmente, pagando, però, una multa onerosa di 2.500 dollari. Il Decreto, prevederebbe,  inoltre, che i poliziotti dello Stato controllino lo “status immigratorio” di coloro che sono fermati per infrazioni, ma non contiene la clausola che la polizia potrebbe fermare chiunque in caso  sospettasse che l’individuo viva illegalmente nello Stato.. Questo è  uno dei provvedimenti  più polemici  perché potrebbe portare  al racial profiling, cioè la discriminazione etnico - razziale.


L’ emanazione del Decreto Utah è motivata dalla necessità di risolvere la situazione dei clandestini ma forse, ed ancor più,, per risolvere  la necessità di manodopera nelle aziende. alle quali  Il Decreto offrirebbe la possibilità di reperire  lavoratori legalizzati   a buon mercato.


Parecchi gruppi in Utah, incluso  alcune organizzazioni conservatrici di Latinos (sud-americani), si sono schierati a favore del Decreto. Inoltre la Chiesa Cattolica statale, la Camera del Commercio ed alcune Associazioni di polizia hanno dichiarato il loro appoggio. La fortissima Chiesa Mormone ha anche dichiarato il suo supporto ma non in modo visibile.


Il governatore dell’Utah, Gary Herbert,  non ha ancora deciso se firmerà il decreto , anche se ha avuto parole elogiative per il legislatori. Ma anche con la firma del governatore la legge potrebbe non essere applicata perché le questioni di immigrazione sono di competenza del governo federale. Lo Stato dell’Utah, in questo caso, dovrà chiedere una deroga che con ogni probabilità non sarà concessa. Insomma, nonostante lo stallo, a Washington per la questione dell’immigrazione il governo federale non darà il suo permesso a uno Stato di creare le sue leggi di valore internazionale. Sarebbe pericoloso perché aprirebbe le porte a troppi, possibili  guai futuri in molti altri settori.