OBAMA IN DIFFICOLTA’ – E BERLUSCONI?

L’ Agenzia americana  di “rating” (valutazione dello stato economico)  S&P ha deciso di declassare la capacità della Casa Bianca di ridurre il debito pubblico, nonostante Obama , dichiarando inattendibile la valutazione  di S&P , abbia tentato di chiedere un ripensamento all’ Agenzia. Questo significa che, credibile o meno che fosse la valutazione di S&P,  l’ economia americana non ha ancora imboccato la via della stabilità. Il problema si presenta complesso, delicato e pericoloso  tanto da indurre gli Stati creditori, e la Cina in particolare , a manifestare prudenza a finanziare ancora  la Casa Bianca mediante ulteriori acquisti di Treasuries ( buoni del Tesoro). Segno che cominciano a non fidarsi più. Obama si trova, così, a combattere su due fronti, quello della credibilità internazionale da non perdere ed il difficile accordo interno con i repubblicani i quali  vogliono meno tasse e più tagli alle spese. Vediamo come ci racconta la situazione il nostro informatore dalla California , uno degli Stati USA più indebitati

 

Prima, però, trasferiamoci brevemente in Italia. La situazione del debito pubblico non somiglia a quello USA ma non è neanche tale da farci stare tranquilli ed allegri. Finora , grazie a Tremonti, l’ economia , nel complesso , è riuscita a “galleggiare”. Si assiste, però, ad un fenomeno strano. Mentre Obama si scontra con il partito di opposizione che non condivide la strategia dei democratici, in Italia , più che l’ opposizione  senza un’ idea diversa da quella del titolare del Tesoro, sono i Ministri della maggioranza a contestare l’ azione di Tremonti, dimostrando, a nostro avviso, di non avere le idee chiare sui comportamenti da adottare in tempo di crisi finanziaria e monetaria, che sono due cose diverse.

Sembra che non abbiano capito che di questi tempi non è possibile avere “la botte piena e la moglie ubriaca”.  La botte del Tesoro, infatti,  è vuota, o meglio, piena di debiti. Galan è stato l’ ultimo a protestare contro Tremonti accusandolo di far perdere al PDL le prossime elezioni.. A Galan ed altri “pretendenti” diciamo, con molta modestia e senza offesa per nessuno, che farebbero bene a girare l’ Italia  per spiegare al popolo che ora è tempo di “austerità”, come aveva già detto negli anni ‘70 l’ on.le Berlinguer, inascoltato e snobbato dagli stessi comunisti. In questa occasione sorprende il mancato intervento pubblico di Berlusconi benché abbia espresso fiducia nella persona e nell’ operato di Tremonti.-                                                                                                                                          

 (NdD).

 

Ridurre il deficit del bilancio  usa  è sempre più difficile

di Domenico Maceri

“”Dare 200.000 dollari di benefici fiscali ai ricchi pagati con 6.000  da trenta anziani non è giusto””. Così ha dichiarato il presidente Barack Obama nel suo recentissimo discorso  alla George Washington University mentre spiegava il suo piano per affrontare la questione del deficit e del debito pubblico.

.Si trattava di una frecciata indirizzata a Paul Ryan, presente in sala, presidente repubblicano della Commissione al Bilancio alla Camera, il quale pochi giorni fa aveva annunciato il piano del suo partito per risolvere il deficit.

Obama si era “assentato” dalle questioni del deficit eccetto nelle ultime ore dei negoziati per evitare lo “shutdown”, la chiusura del governo per la  mancata  approvazione del bilancio annuale

L’annuncio del piano di Ryan apporterebbe tagli stratosferici di 6200 miliardi di dollari, tagli di 770 miliardi al Medicaid e la privatizzazione del Medicare a cominciare dal  2022. ,(assistenza sanitaria) .

I tagli di Obama non sarebbero molto diversi, 4.400 miliardi, ma includerebbero aumenti delle tasse ai benestanti ed anche tagli alla difesa. Si tratta di un piano più ragionevole che manterrebbe il Medicaid e Medicare anche se con qualche taglio ma non così severi.
Il piano di Obama è stato ricevuto dai repubblicani con poco entusiasmo come era da aspettarsi. La sola citazione delle  tasse ha provocato l’opposizione repubblicana che si sente colpita nel suo DNA. Non importa se gli aumenti alle tasse dei ricchi non abbasserebbero il loro standard di vita.. Le tasse sono ingiuste, punto.

Qualsiasi aumento delle tasse costituisce un “peccato mortale” perché secondo il GOP ( Gran Vecchio Partito repubblicano) impedisce la creazione dei posti di lavoro. I problemi del  bilancio si risolvono, invece,  mediante tagli ed esclusivamente tagli alla spesa pubblica. I tagli alle tasse, secondo la mitologia repubblicana, creano posti di lavoro. Gli aumenti sono “job killers”, assassini di posti di lavoro. L’idea è  che più soldi i ricchi posseggono più investimenti faranno e creeranno lavoro L’esperienza recente, però, non ne  fornisce la prova.

La riduzione delle tasse approvata dall’amministrazione di George Bush del 2005 non ha creato posti di lavoro.  Gli aumenti applicati dall’amministrazione di Bill Clinton nel 1993 crearono, invece, attività economiche con nuovi posti di lavoro.

Obama intende mantenere la sua promessa della campagna elettorale del 2008 quando disse che gli individui con reddito annuale di 250.000 dollari vedrebbero aumentate le loro tasse. Non ha mantenuto la promessa fino ad ora ed ha infatti continuato l’estensione delle tasse approvate da George Bush nel suo compromesso coi repubblicani dell’anno scorso.

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Obama non ha garantito, però, che gli aumenti alle tasse dei benestanti creeranno posti di lavoro. Il presidente si è limitato a dire che la visione esposta dal piano di Ryan è “pessimista” e non rappresenta il meglio dell’America.. Ha poi anticipato che se il suo piano non dovesse risolvere la questione del deficit  per il 2014 ci sarebbe un scatto di tagli automatico per tutti i programmi.

Il piano di Barak dovrebbe essere bipartisan . A tale scopo ha  incaricato il vicepresidente Joe Biden a condurre le negoziazioni con i repubblicani come ha fatto per evitare lo shutdown. Non sarà facile perché al momento sia i democratici che i repubblicani non si trovano in condizioni di fare compromessi.

I democratici non possono accettare di privatizzare il Medicare perché segnerebbe la lor fine mentre  i repubblicani si sono creati un’oasi antitasse dalla quale non potranno uscire. In effetti, ognuno dei due partiti avrà il potere di imporre il veto ai programmi dell’altro considerando il fatto che i repubblicani controllano la Camera e i democratici il Senato e la Casa Bianca..Entrambi, dunque, hanno problemi quasi insormontabili. Per i repubblicani sarebbe come ingoiare veleno con l’aumento delle tasse., mentre il  Presidente dovrebbe dimostrare che pagare le tasse è un dovere, cosa che gli americani potranno accettare solo rinunciando  ai programmi “sacri” come il Social Security e il Medicare..
Il fatto che Obama sia “sceso in campo” vuol dire che si può sperare. Il presidente possiede doti oratorie uniche  e potrebbe farne uso per convincere il popolo, persino i ricchi, a fare sacrifici per il bene comune. Lo ha accennato nel suo discorso alla George Washington University quando ha dichiarato che non  “c’è nulla di coraggioso chiedendo sacrifici ai più bisognosi che non hanno rappresentanza al Campidoglio”.

 Ha ragione..  Togliere il pane dalla bocca dei poveri per arricchire i benestanti non è solamente antiamericano ma anche anticristiano.