IN USA: IL PETROLIO, LE TASSE, E IL FINANZIAMENTO AI POLITICI

Dopo la provocazione di Solfanelli sulle Sete Sorelle del petrolio dovque ci sia da estrarlo, una conferma indiretta con connesse implicazioni sociali arriva in redazione la nota del collaboratore dalla California il quale ci rivela un altro retroscena  all’ attività dei petrolieri

PETROLIO IN USA: FRA SGRAVI FISCALI E PROFITTI STRATOSFERICI
 di Domenico Maceri

“Non punite la nostra industria per avere fatto bene  il proprio lavoro”. Parla  John Watson, l’amministratore delegato di Chevron, una delle cinque maggiori compagnie petrolifere statunitensi, mentre cerca di convincere un gruppo di senatori a non togliere sgravi fiscali alla sua ditta. Si tratta di benefici che aiutano l’azienda di Watson come pure di Exxon, Mobil, Shell, Conoco Phillips e BP America.
In che modo fanno bene il loro lavoro? Ovviamente non con il prezzo basso della benzina che attualmente oltrepassa i quattro dollari al gallone (1,34 euro al litro)  ma con i recenti profitti stratosferici. Perché avrebbero dunque  bisogno di sgravi fiscali queste aziende che hanno moltissimo successo quando i consumatori devono continuare a pagare prezzi sempre più alti?

Watson ed i suoi colleghi hanno cercato di giustificare il bisogno degli sgravi fiscali perché producono più esplorazione ed eventualmente prezzi più bassi.
La realtà però lo guardava in faccia. Il contrario era davanti a tutti. Inevitabilmente i senatori democratici hanno dimostrato il loro disappunto ed hanno presentato un disegno di legge al Senato che toglierebbe le agevolazioni fiscali alle aziende petrolifere americane. Si tratta di leggi approvate in parte più di cent’anni fa che al giorno d’oggi non hanno più rilevanza.  Nel passato dovevano incoraggiare la ricerca di nuove fonti di petrolio. La loro eliminazione avrebbe, secondo Watson, un impatto negativo alla creazione di posti di lavoro .Ridurrebbe i loro profitti del 2% per quest’anno. Per il primo trimestre queste aziende hanno realizzato 35 miliardi di profitti. L’eliminazione degli sgravi fiscali avrebbe naturalmente un impatto minimo. Considerando i profitti di 900 miliardi realizzati da queste cinque aziende dal 2001 al 2011, due miliardi di tasse non dovrebbero fargli perdere sonno.

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Poi se  si considerano le tasse pagate da queste aziende si nota che corrispondono al 17%, mentre quella per una famiglia americana tipica è del 20%.
Il disegno di legge al Senato non è stato approvato perché  solo 53 senatori hanno votato a favore. Non si è raggiunto il numero magico dei due terzi, cioè 60 voti necessari. In effetti, la minoranza repubblicana è riuscita a bloccare la proposta, almeno temporaneamente, dato che i democratici intendono riprovarci.
Va detto anche, però, che l’eliminazione degli sgravi fiscali ad aziende che realizzano enormi profitti non risolverebbe tutti i problemi fiscali del Paese. Ciononostante i due miliardi annui di fondi potrebbero essere usati per buonissime cause. A cominciare con investimenti su treni ad alta velocità che ridurrebbero la nostra dipendenza  dalle macchine e abbasserebbero il prezzo della benzina. Il costo di ogni prodotto dipende dalla loro necessità : se cala la richiesta, scende anche il lro costo. Un altro modo efficiente per usare questi fondi sarebbe di investirli per incoraggiare l’uso delle macchine ibride e stimolare la produzione di automobili che possono percorrere 25 Km con un litro di benzina.

I voti contrari al disegno di legge non sono venuti esclusivamente da  senatori repubblicani, gli alleati naturali delle grosse aziende. Anche qualche democratico si è opposto. Mary Landrieu, senatrice della Louisiana, per esempio, ha spiegato che, votare per colpire le aziende petrolifere può fare piacere, ma non risolve la situazione. Queste aziende, secondo lei, offrono lavori a 9,2 milioni di americani. Ha ragione. Rimane da considerare, però, che le aziende offrono lavoro non perché sono generosi ma perché i lavoratori sono strumenti necessari per realizzare  profitti.
Votare per continuare gli sgravi fiscali ad aziende che sono in pericolo di andare in bancarotta e quindi causare la perdita di posti di lavoro è una cosa., altra cosa è continuare sgravi fiscali ad aziende che sono sane e guadagnano un sacco di dollari. Questo si chiama puro e semplice egoismo che solo si spiega con i 145 milioni di contributi  annuali ai politici ed i 798 lobbisti che lavorano per le aziende petrolifere.