OBAMA RIESCE A RINVIARE IL FALLIMENTO DI SEI MESI . E DOPO ?

Dopo si vedrà. Ora, a giudicare  dai “retroscena” che ci racconta Domenico Maceri dalla California, Obama sembra abbia da pelare non uno ma una gabbia di gatti. L’ estrema destra repubblicana degli USA fa stare col fiato sospeso non solo il loro Governo, ma anche tutta l’ area Euro. I giornali americani, infatti, trovano anche  lo spazio per criticare non solo la moneta unica europea ma anche la capacità del Governo  Berlusconi con finalità tutt’altro che solo informative. I nostri governanti ne approfittano per scaricare, almeno in parte, la responsabilità  della crisi generale sulle spalle di quella degli Stati Uniti, i quali a mio avviso stanno peggio di noi perché neanche loro hanno la possibilità e il coraggio di assumere provvedimenti radicali. Il tempo della verità vera sta per arrivare Intanto aspettiamo il risultato dell’ incontro tra il Governo e le “parti sociali”. Poi si vedrà.

 

La forza del Tea Party e l’antidemocrazia

di Domenico Maceri


È successo 106 volte dal 1940: -18 sotto la presidenza di Ronald Reagan; - 8 sotto Bill Clinton; -  7 sotto George W. Bush, e 3, in tempi recentissimi, sotto Barack Obama. Si tratta ovviamente dell’innalzamento del tetto al debito pubblico statunitense. Si considerava “routine“ (consuetudine), eccetto quando il presidente era democratico e la Camera in mano ai repubblicani. Gli ultimi di questi “scontri” avvennero nel 1995 e 1996 fra l’allora presidente Bill Clinton ed il presidente della Camera Newt Gingrich. L’opinione pubblica diede la colpa a Gingrich per la “chiusura” del governo e quindi  Clinton fu rieletto facilmente nel 1996.

I tempi sono cambiati e la politica a Washington è diventata sempre più critica. Nessuno vuole fare compromessi. Poche settimane fa sembrava che John Boehner ed il presidente Barack Obama avessero raggiunto un “grand bargain”, un compromesso di fondo  che avrebbe aumentato il tetto del debito ma allo stesso tempo ridotto il deficit mediante tasse  e riduzioni di servizi sociali.

La pressione dell’estrema destra del Partito Repubblicano, il Tea Party, si è ribellato e il piano è sfumato. La vicinanza al default (fallimento) del governo, che tutti gli analisti sostengono avrà serie conseguenze all’economia americana ed anche mondiale, ha spinto Boehner a proporre un piano meno rigido che innalzerebbe il tetto  apportando, però, tagli ai programmi sociali.  Anche questa proposta ha suscitato l’ira dell’estrema destra.
A questo punto Boehner ha perso le staffe ed in una riunione con membri del suo partito ha detto a un numero di parlamentari repubblicani di “mettersi in fila e votare”.
Mentre scriviamo queste righe, la Camera, col solo voto dei repubblicani, ha approvato l’innalzamento del tetto al debito per sei mesi. Boehner ha però ha dovuto “addolcire” il piano, per farlo ingoiare al Tea Party, includendo un emendamento alla costituzione per un budget bilanciato. Solo se il Congresso approverà questo emendamento si avrà il secondo innalzamento al tetto del debito. 

L’inclusione dell’emendamento richiesto dal Tea Party ha reso problematico l’esito al Senato, dominato dai democratici. Con un voto di 59 contro 41, il Senato ha bocciato il disegno della Camera.  Harry Reid, il leader democratico, ha preparato il suo disegno di legge in due tappe conferendo al presidente la libertà di innalzare il tetto al debito. La Camera ed il Senato rivendicano, però, il diritto di imporre il loro veto con due terzi dei parlamentari. Questa proposta di offrire al presidente la libertà e la responsabilità di innalzare il tetto era stata presentata anche da Mitch McConnell, leader della minoranza repubblicana al Senato.

Sotto questo profilo sembra che il Gop abbia vinto perché non ci sarà  la richiesta di Obama di aumentare le tasse ai ricchi. Inoltre i legislatori si “laverebbero” le mani addossando ad Obama la responsabilità e la possibile accusa di spandere e spendere. I repubblicani sarebbero riusciti, dunque, a difendere i loro beniamini mentre i tagli ai programmi sociali colpiranno i ceti meno ricchi.

La possibilità del default è, però, ancora reale. Chi perderebbe con il default?  Prima di tutto il Paese perché l’impatto con  l’economia sarebbe serio, al limite del catastrofico. Ma il pugno nell’occhio è già stato dato. Il mondo guarda con preoccupazione lo stallo a Washington e non riesce a capire come il Paese più ricco sembra incapace di pagare le sue obbligazioni. La fede nell’economia americana si è già scossa principalmente per l’inflessibilità dell’ala destra del Partito Repubblicano che ha spinto verso l’orlo del precipizio.
In un certo senso si potrebbe anche ammirare l’efficacia del Tea Party che sta “guidando” a modo suo, non solo il Partito Repubblicano ma in senso più incisivo anche il Paese. Questa efficacia diventa più evidente quando si considera che la maggioranza degli americani condivide Obama e la sua idea di compromessi. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, infatti, il 56% degli americani crede che la crisi si dovrebbe risolvere con una combinazione di tasse e tagli alle spese.  Agli estremi si trova invece il 12% che vuole solo tasse e il 19% che vede la soluzione solo mediante i tagli.

L’America si considera il Paese democratico per eccellenza. In realtà in questi ultimi tempi il Tea Party è riuscito a ricattare non solo il Partito Repubblicano ma tutto il Paese. Il che non è il massimo della democrazia. La loro vittoria però sarà pericolosa se il default causerà una crisi mondiale. Ci perderanno anche i ricchi i cui investimenti andranno a picco. Sarebbe una tassa molto più pesante di quella che voleva imporre Obama.