IL “TETTO “ DI OBAMA VISTO DAL POPOLO

Obama svolta a destra : realpolitik?

di Domenico Maceri 

  L’accordo firmato da Barack Obama per innalzare il tetto al debito è stato criticato sia dalla sinistra che dalla destra dei due partiti. Si tratta comunque,  di un passo bipartisan considerando i voti alla Camera ed al Senato. La conferma emerge esattamente dall’insoddisfazione dei lati estremi dei partiti. Era proprio un accordo bipartisan che Obama aveva cercato e vi era quasi riuscito in maniera più profonda con il suo “grand bargain”, il compromesso di fondo, con John Boehner, presidente della Camera. Sfumato quell’accordo per la pressione esercitata dal Tea Party su Boehner si è arrivati alla soglia del default.

Dal punto di vista politico Obama ne esce vittorioso. La durata del  tetto è stata spostata al di là delle elezioni del 2012 e non prima come volevano i repubblicani. Quindi Obama è riuscito a togliere un bastone che i suoi avversari avrebbero usato per causare un’altra crisi in piena campagna elettorale.

Ciò non toglie i dissaori che si stanno creando con la base politica di Obama, specialmente l’estrema sinistra. Il tentativo del “grand bargain” ha rivelato che Obama sarebbe disposto a tagli severi ai programmi sacrosanti della sinistra, il Medicare e il Social Security. La fiducia dei liberal che il presidente difenderà quei programmi è stata scossa.
I più liberal ovviamente hanno criticato l’operato di Obama etichettandolo come resa ai repubblicani. Ha concesso troppo secondo alcuni. Avrebbe dovuto usare la tecnicalità del quattordicesimo emendamento che secondo alcuni legali dà al presidente la responsabilità di mantenere la credibilità del debito pubblico togliendo al Congresso il potere della decisione. Come minimo avrebbe dovuto usare tale minaccia con i repubblicani per ottenere concessioni. A differenza di Bill Clinton nel 1995 e 1996 che ha sfidato e sconfitto i repubblicani con una situazione simile, Obama è stato troppo docile con il Gop (Grand Old Party = partito repubblicano), spinto dalle urla del Tea Party.

In sostanza Obama ha lasciato la possibilità  ai repubblicani di spingere verso il precipizio e poi ha dovuto accettare il ricatto dei suoi avversari. Non avendo risolto la situazione dell’innalzamento del debito molto prima della scadenza ha inoltre provocato la sfiducia delle agenzie di rating sull’affidabilità del governo americano. L’agenzia S&P ha già ridotto il rating Usa da AAA a AA+ per la prima volta dal 1917. Ha scosso . anche la fiducia del mondo verso gli Stati Uniti. Si teme, cioè, che gli investitori  internazionali cercheranno altri luoghi dove collocare i loro capitali, anche se le alternative, specialmente europee, non sono molto appetibili. Ma ciò che preoccupa di più è la disoccupazione la quale, come sempre, sarà fondamentale per l’elezione del 2012. Gli americani, infatti,  spesso votano considerando il contenuto delle loro tasche al di là dell’ideologia. Infatti, invece di cercare soluzioni per  migliorare l’economia  le discussioni sull’innalzamento del debito, per una sorta di distrazione, hanno spostato la partita su un territorio che faceva comodo ai repubblicani, dal punto di vista politico, Inoltre i tagli al bilancio non faranno altro che ridurre l’occupazione. In periodi di crisi quando gli imprenditori non investono spetta al governo di stimolare l’economia. Ce lo dice la storia. Durante la grande depressione il presidente Franklin Roosevelt non solo investì un sacco di soldi per creare posti di lavoro ma con una disoccupazione del 20% creò anche il Social Security. Naturalmente le spese più grandi avvennero poi durante la seconda guerra mondiale quando la preoccupazione non era quella di far quadrare i conti del bilancio.Nell’elezione del 2008 Obama ha potuto presentarsi come l’anti Bush. Nel 2012 le cose saranno diverse. L’entusiasmo creato nei giovani che hanno partecipato e votato in massa per Obama, come pure l’essere il primo candidato afro-americano ad avere vinto la “nomination” non saranno fattori utili . Dopo quasi quattro anni della sua residenza alla casa Bianca Obama dovrà difendere il suo record che i candidati repubblicani attaccano quotidianamente.

Alla fine, oltre all’economia, l’elezione sarà decisa dalla fetta di elettori indipendenti che non parteggiano per nessuno dei due maggiori partiti politici. Sono questi elettori che Obama sta cercando di corteggiare con la sua svolta a destra.