LA DISOCCUPAZIONE IN USA ANTICIPA QUELLA DI OBAMA?

Il dibattito fra il presidente Obama e i leader repubblicani per l’innalzamento del tetto al debito pubblico è terminato con una vittoria per gli avversari dell’inquilino alla Casa Bianca. Nonostante l’innalzamento del tetto al debito avvenuto all’ultimo momento Obama ha perso perché invece di concentrarsi sulla creazione di posti di lavoro tutto il discorso  è stato indirizzato alla riduzione del deficit. Come se la disoccupazione non fosse così importante

 

Gli ultimi dati del mese di agosto rivelano però che l’enfasi sul deficit era sbagliata. Per la prima volta in undici mesi l’economia non ha creato nuovi posti di lavoro. Quattordici milioni di americani sono disoccupati.Obama vuole adesso fare un discorso al Congresso per spiegare il suo piano per stimolare l’economia. Non si sa esattamente che cosa dirà ma le sue idee sono già trapelate. Si tratta di piani timidi che continuano a insistere sul cammino bipartisan invece di forti investimenti pubblici che la situazione attuale richiederebbe.
Obama vuole offrire sgravi fiscali ad aziende che assumono nuovi impiegati. Il costo sarebbe di 30 miliardi di dollari e creerebbe, secondo alcuni, 900.000 nuovi posti di lavoro. Il presidente ridurrebbe inoltre l’aliquota delle tasse sul reddito dei lavoratori del 2% ed estenderebbe i benefici ai disoccupati che scadono alla fine di dicembre di quest’ anno.
Il presidente intende anche creare una “banca” per promuovere le infrastrutture con una disponibilità di 30 miliardi di $ per riparare ponti, strade, tunnel e porti che sono in pessime condizioni..

Si tratta di misure molto timide che riflettono l’ideologia repubblicana. Togliendo, infatti, le spese per le infrastrutture,.l ‘ idea della banca specifica avrebbe effetti positivi ma insufficienti. Il limitato successo del presidente di cooperare con i repubblicani, che controllano la Camera dei rappresentanti, lascia poco da sperare considerando soprattutto l’intransigenza del Tea Party. Obama si è rivelato un presidente abbastanza titubante, incapace di rivolersi direttamente al popolo americano con un solido piano di investimenti pubblici, simile alla New Deal di Roosevelt, che non solo creerebbero posti di lavoro ma potrebbero anche ridurre il deficit come avvenne durante la presidenza di Bill Clinton. Si ricorda, inftti, che quando Clinton uscì dalla Casa Bianca nel 2001 consegnò un surplus a George Bush. Ma il nuovo inquilino ed i repubblicani lo sprecarono quasi immediatamente.
Obama ha cercato di stimolare l’economia con gli ottocento miliardi di dollari spesi l’anno scorso considerati insufficienti dagli analisti oltre che visti  dalla destra come conferma di un presidente spendaccione e, quindi, responsabile del deficit.

La conquista della Camera da parte dei repubblicani nel 2010 è stata interpretata dalla destra come un messaggio che gli elettori vogliono controllare il deficit e sono stanchi delle spese sfrenate di Washington. I sondaggi, però, rivelano un’altra cosa. La maggioranza degli americani crede, per esempio, che il deficit dovrebbe essere ridotto mediante tagli ma anche con aumenti delle tasse ai benestanti. Gli ultraricchi in America (ed anche in Europa) sono d’accordo che loro potrebbero contribuire di più come ha indicato anche Warren Buffett, il terzo uomo più ricco al mondo.

I repubblicani però sono stati molto efficaci a proteggere i ricchi non toccando le loro tasche ma lasciando all’iniziativa privata il compito di creare i posti di lavoro.
La realtà si è vista e continua a diventare più palese: in mancanza dell’iniziativa privata spetta al governo la creazione di posti di lavoro mediante investimenti nei lavori pubblici. Questi investimenti sono indispensabili per il Paese considerando la brutta condizione delle infrastrutture. Nello stesso tempo queste spese creando posti di lavoro stimolano l’economia anche per le aziende private. Rimodernare gli edifici scolastici, per esempio, urge non solo come investimento per la pubblica istruzione ma anche come immediata occupazione in un ambito in cui gli Stati e gli enti locali, a corto di soldi, non possono investire.
Si calcola che per ogni dollaro speso dal governo si crea attività economica che equivale a un dollaro e quarantaquattro centesimi. Obama ha scelto di concentrarsi su ciò che ha la possibilità di essere approvato dai repubblicani. Forse sarebbe ora che lui spiegasse al Paese un piano ambizioso per stimolare l’economia anche se i repubblicani  non lo accetterebbero. Offrirebbe al Paese una visione costruttiva che gli elettori potrebbero accettare spronando i repubblicani ad implementarla. In caso contrario alle prossime elezioni gli americani potrebbero eleggere parlamentari e senatori che sono favorevoli a questa visione di investimenti. in alternativa, però, potrebbero optare per riportare un repubblicano alla Casa Bianca.

L’elezione presidenziale dell’anno prossimo potrebbe essere facilmente determinata dalla disoccupazione. Se Obama non riesce a creare sufficienti posti di lavoro anche lui potrebbe trovarsi disoccupato.