GLI USA = SONO VERAMENTE UN MODELLO DA IMITARE ? NULLA DA INVIDIARE :TUTTO MONDO E' PAESE

Ryan fra povertà e razzismo.
Domenico Maceri dalla California ci aggiorna su una situazione politica ed economica che non ci sembra trovi all' estero l'opportuno spazio mediatico. Come già scritto in altra occasione, confermiamo che l' Italia non ha niente da invidiare alla socio-economia degli Stati Uniti. Quando le banche italiane hanno collaborato con quelle americane è nata la crisi. Ciò anche se il rapporto fra Repubblicani e Democratici in America può essere considerato simile a quello italiano fra tutto il frastagliato partitismo di destra e quello del Partito Democratico sedicente di sinistra. Ma in pratica ora non è più così.

 "Se sei povero, smettila di essere povero". Lo ha detto il conservatore Todd Wilemon della Fox News durante un'intervista. Paul Ryan, il parlamentare del Wisconsin, già vice di Mitt Romney nell'elezione presidenziale del 2012, vi ha messo del suo quando ha parlato della cultura di "non lavorare" specialmente nei centri urbani.
Per Ryan si tratta di "generazioni di uomini che non lavorano" e quindi non riescono ad uscire dalla povertà. Quindi tutta colpa dei poveri se si trovano ad essere tali. I commenti di Ryan sono stati interpretati come razzisti perché i centri urbani includono un "codice" per afro-americani. Lo ha sottolineato la parlamentare Barbara Lee, democratica della California. In un incontro con un gruppo di cittadini Ryan è stato persino accusato da uno dei suoi elettori afro-americani che i suoi commenti erano razzisti.
Ryan si è difeso dicendo che non vi era nulla di razzista e che lui è completamente estraneo al razzismo. Semplicemente gli preoccupa la povertà in America e vorrebbe cambiare le cose. Un commento lodevole ma quando poi propone la sua soluzione conferma a linea repubblicana secondo cui il governo non è la soluzione. Ha detto,cioè, che con tutti i miliardi spesi negli ultimi cinquant'anni il tasso di povertà non è sceso. Quindi bisogna usare altri meccanismi.
A cominciare dall'uso della beneficenza. In merito, però, gli esperti,fra cui il ricercatore Mike Konczal del Roosevelt Institute. ci dicono che nonostante la generosità dei cittadini la beneficenza non è mai stata in grado di sostituire i sussidi governativi. In effetti, il volontariato e la filantropia aiutano a diminuire la povertà ma in periodi di recessione anche i contributi diminuiscono . In questi periodi, quindi, bisogna che il governo faccia di più. Ma Ryan è contrario all'assistenza governativa perché, secondo lui, non stimola i disoccupati a cercare lavoro..
Non poteva mancare poi una stoccata a Obamacare, la riforma sanitaria, che secondo Ryan sarà responsabile per la riduzione di 2,5 milioni di posti di lavoro. Ryan dimentica, però, che la stragrande maggioranza di questi posti di lavoro si perde per volontà dei lavoratori. Con Obamacare , infatti, potrà comprare l'assicurazione medica e non saranno obbligati a rimanere nei loro impieghi attuali per paura di perdere l' assistenza sanitaria. Chi perde il suo posto , in effetti, potraà scegliere di intraprendere un altro lavoro, oppure di mettere su un'azienda adesso che sanno di non doversi preoccupare per l'accessibilità all'assistenza medica.
Ryan ha ragione quando parla della dignità del lavoro, concetto che nessuno potrebbe rifiutare. Ma da buon repubblicano non vede l'esempio chiaro del successo dei programmi governativi per ridurre la povertà. Il minor tasso di indigenza negli USA si registra nella categoria degli anziani i quali fruiscono delle pensioni del Social Security e della sanità assicurata da Obama col suo programma Obamacare.
Il fatto che Ryan abbia affrontato il tema della povertà si collega, ovviamente, anche all'aspetto politico. Un sondaggio nell'elezione presidenziale del 2012, ha rivelato che sulla domanda di "Chi si preoccupa per voi" Obama sconfisse i suoi avversari con percentuale notevolissima : l' 81% contro il18 % .
Gli elettori americani non saranno molto accorti ma hanno capito benissimo che il partito di Ryan si preoccupa dei benestanti e non dei poveri. Ce lo chiarì lo stesso Romney quando disse che "non si preoccupava dei poveri perché il governo fornisce loro l'adeguata assistenza". Lo confermò poi nella famosissima citazione del "47 % " che non paga tasse per cui non sono altro che "scrocconi" secondo lui.
Quando Ryan , dunque, parla della cultura di povertà nei centri urbani si riallaccia alle asserzioni di Romney e del suo partito. Se da una parte dice di preoccuparsi per la povertà, dall' altra le sue azioni e quelle del suo partito cantano un'altra canzone.
Il presidente americano si è recentemente incontrato con Papa Francesco durante una visita in Europa. Obama ha riconosciuto saggiamente che le parole del Papa "hanno un peso enorme" sul tema della povertà. Ryan, da buon cattolico, potrebbe anche lui fare un "pellegrinaggio" a Roma. Sentire le parole direttamente dal Papa sulla povertà gli potrebbe far cambiare le idee