L' IMMIGRAZIONE CLANDESTINA DIVIDE I REPUBBLICANI NELLA CORSA ALLA CASA BIANCA

I repubblicani bisticciano in preparazione del "Medio Termine " di novembre. Pomo della discordia : gli immigrati clandestini. C'è chi li tollera e chi, invece li vorrebbe rispedire a casa loro. Il problema , però, non sembra che sia affrontato in modo giusto. Se lasciano la terra ( il cosiddetto terzo mondo) da dove provengono un motivo ci sarà . Scoprire questo motivo è il problema che dovrebbero risolvere gli Stati "invasi " da giovani senza arte né parte cominciando dall' Italia che sta rischiando l' invasione di giovani ingannati da un falso benessere del mondo nord – occidentale. Qualcuno li sta ingannando. Bisognerebbe scoprire per quale motivo lasciano la loro terra dove sono vissuti bene finora, ed individuare le connesse responsabilità. I 600.000 annunciati in arrivo dal Ministro Alfano dove li metteremo a lavorare? Il programma di Renzi non ha tenuto conto di questo evento. Non gli porterà bene , purtroppo.

 Domenico Maceri dalla California si chiede: Un altro Bush per la Casa Bianca?

"Sì, hanno infranto la legge ma non è un reato. Si tratta di un atto di amore, un atto responsabile per la famiglia". Parla Jeb Bush, figlio di George, quarantunesimo presidente, e fratello di George, quarantatreesimo presidente, per descrivere coraggiosamente le azioni dei clandestini che entrano negli Stati Uniti illegalmente.
Una frase che potrebbe costargli cara, espressa durante un'intervista alla Fox News, specialmente se l'ex governatore della Florida deciderà di candidarsi alla presidenza come sembra probabile. La reazione contrasta con la recente ortodossia del Partito Repubblicano secondo cui gli undici milioni di clandestini in America sono criminali che dovrebbero essere deportati al più presto. Ecco cosa aveva detto Mitt Romney nelle primarie repubblicane tre anni fa suggerendo che i clandestini dovrebbero auto deportarsi.
La linea ferrea repubblicana, la quale non vede altro che il "reato" dei clandestini, è stata dimostrata l'anno scorso alla Camera dominata dal Gop. Dopo il voto al Senato sulla riforma dell'immigrazione i repubblicani nella Camera bassa hanno bloccato il disegno di legge. Jeb Bush invece lo vede come un buono sforzo e ha dato indicazioni che lo supporterebbe schierandosi dunque fra i moderati.
Marco Rubio, senatore repubblicano della Florida, aveva espresso simili atteggiamenti moderati ma ha visto la sua popolarità crollare con l'estrema destra del suo partito. Ted Cruz, invece, senatore texano dello stesso partito, ha continuato con la sua linea tradizionale di opposizione ed ha visto la sua posizione salire nei sondaggi.
Bush conosce bene il clima politico sugli immigrati clandestini e sa ancora meglio che se decide di correre per la Casa Bianca dovrà prima vincere le primarie nelle quali i repubblicani conservatori avranno una voce molto importante. Prendere una posizione moderata sull'immigrazione è ovviamente un passo rischioso. Sa però che per potere vincere l'elezione il suo partito deve ingrandire la rete e conquistare una buona fetta dei voti ispanici. Quindi si tratta di un rischio calcolato.
Consiste anche di una presa di posizione che riflette la sua famiglia ed i suoi legami con il Messico. Come si sa, Jeb Bush parla spagnolo molto bene. Sua moglie Columba è nata in Messico e quindi assumere una linea inflessibile sui clandestini le sarebbe molto difficile.
Sotto molti aspetti Jeb non è tanto diverso dalla posizione del fratello George sull'immigrazione quando questi era candidato presidenziale. A quei tempi la linea moderata gli valse il quaranta percento del voto ispanico. La linea dura di Romney due anni fa, invece, gli fece ottenere meno del trenta percento del voto ispanico.Oltre alla linea moderata sull'immigrazione Jeb ha anche espresso ammirazione per Chris Christie, visto anche lui nel Partito Repubblicano, come moderato, prendendo dunque le distanze dal Tea Party.
Non sono mancate però anche le distanze dall'attuale inquilino della Casa Bianca affermando che Obama non è un vero leader il quale non fa altro che guardare dietro. Non poteva mancare una stoccata a Obamacare, la riforma sulla sanità di Obama, che secondo Jeb contiene seri difetti.
Jeb ha dunque cercato di piazzarsi al centro del suo partito affermando anche che non vuole condurre una "campagna di fango". Cercherebbe dunque di riportare il suo partito alla linea più moderata del padre e del fratello. L'idea di un altro Bush presidente era stata messa da parte dalla madre Barbara la quale aveva affermato che il Paese non vuole un altro Bush alla Casa Bianca. Adesso sembra che gli abbia dato la sua benedizione dato che lo ha descritto come il miglior qualificato.
Il nome Bush però potrebbe essere un fardello specialmente perché richiama il quarantatreesimo presidente, il fratello George, considerato uno dei peggiori presidenti. In un certo senso un successo di Jeb potrebbe lavare le macchie e ripulire il nome della famiglia. C'è poi la questione della dinastia che in America non tanto si tollera senza però dimenticare che se si guarda all'altra sponda politica si intravede la dinastia dei Clinton nella probabile candidata Hillary.