LA MONETA STERCO DEL DEMONIO? : COSI' HA SCRITTO MASSIMO FINI – COSA FA LA SCUOLA?

La qualifica data dal giornalista scrittore Massimo Fini alla moneta sembra che non abbia avuto grosso successo né mediatico, né culturale . Viene spontaneo chiedersi perché. La risposta potrebbe essere questa, semplificata e ridotta ai minimi termini: dopo l' invenzione della moneta come strumento sostitutivo del baratto ( io ti do una cosa mia tu mi dai una cosa tua) nessun "politico" , meglio, nessun Re e/o governante ha pensato di far propria l' invenzione per utilizzarla a vantaggio del popolo amministrato. Purtroppo questa condizione è rimastra integra fino ad ora. A giudicare dagli avvenimenti in atto sembra che Fini abbia avuto ragione: è il demonio che si sta divertendo? Nessuno può dirlo ma spesso le apparenze non ingannano. Che ne dice Papa Francesco?

     Tutti , meno pochi che poi sono finiti male, hanno preferito affidare la gestione della moneta a personaggi privati capaci di farlo in cambio di un utile personale che adesso si chiama "interesse", o spread. I gestori di questo commercio, che non erano e non sono fessi, ma potenti e cattivi, avendo capito subito che l' attività poteva essere, e adesso è, strumento di potere personale hanno affinato la loro azione con elaborazioni gestionali sofisticatissime.        

      Abusando del "disinteresse " dei governanti e del popolo, hanno trasformato man mano la moneta, prima metallica e successivamente cartacea, in una merce, che solo pochi potevano e possono anche ora produrre, vendibile ed acquistabile nelle botteghe bancarie. Ma qual' è il loro scopo finale?
     A nessuno, però, è venuto in mente di informare i "sudditi" sul vero funzionamento commerciale dei soldi. per timore, si può pensare, che la diffusione della conoscenza potesse nuocere all' attività diventata molto lucrosa, nonché strumento di potere materiale e politico. La gente non doveva , e non deve ancora sapere come funziona la cosa , perciò l' informazione è rimasta proprietà culturale di pochi e fanno di tutto per non diffonderla.
      La mancanza di conoscenza e di informazione diffusa , insieme all' assenza di iniziative di specifica divulgazione culturale , tuttora in atto, può essere una risposta al perché iniziale. Il motivo , però, rimane ancora oggi, misterioso e preoccupante. Basta considerare che l' evoluzione socio-politico culturale dei popoli , pur essendo cresciuta in senso generale, presenta , purtroppo , ancora una carenza culturale di fondo: per quale motivo i programmi scolastici non prevedono la conoscenza e lo studio della moneta come materia di cultura?

      L' OCSE se ne accorge solo ora e lo dice a Parigi in occasione dell' incontro (30 – 4 – 2013) con i Ministri del Tesoro europei , ma non suggerisce proposte. Interventi lo sta scrivendo da dieci anni (vedi la "Carta di identità" ). Il problema va comunque approfondito analizzando i programmi degli Istituti tecnici e dei nuovi licei a confronto con i programmi del concorso a cattedre che si sta preparando per circa 18.000 posti di insegnamento.
      Dal confronto si scopre che la materia "Diritto ed Economia" è prevista come facoltativa solo nel piano di studi generale nel LICEO DELLE SCIENZE UMANE, ma per i primi due anni ( cioè quando i 15enni se ne infischiano). Diventa invece obbligatoria, per 5 anni, come "Diritto ed Economia Politica " nell' OPZIONE ECONOMICO-SOCIALE. Insomma tutti gli altri 5 licei , più gli Istituti Tecnici e Professionali non devono conoscere Diritto ed Economia .     Ulteriore selezione avviene nelle Università dove le materie socio economiche assumono un significato mistificatorio approfondito nei cosiddetti MASTER. Ma vediamo come avevamo promesso , cosa scrive "Dagospia" a proposito del gruppo di tecnici chiamati da ,Letta e Napolitano, a gestire l' economia finanziaria dello Stato. Domanda : c' è da fidarsi dei personaggi?

Superbonus per Dagospia
Roberto D'Agostino


      "" Nel 2008 avevo messo al corrente la magistratura milanese di quello che nelle sale cambi era una voce diffusa e cioè che all'interno del Monte dei Paschi agiva una combriccola che operava a danno della banca. L'inchiesta era partita dalla Svizzera dove i magistrati si erano insospettiti degli enormi flussi di denaro intermediati da società pressoché sconosciute.
        L'inchiesta denominata Lutifin si è conclusa con 18 rinvii a giudizio, gli inquirenti, come da prassi, hanno avvisato Bankitalia anche perché non avrebbero potuto svolgere le necessarie verifiche senza la sua collaborazione. Dal 2008 al 2012 i vertici della Banca Centrale italiana hanno ignorato ogni segnalazione, hanno ignorato il rapporto ispettivo dei propri organi di vigilanza ed hanno segretamente prestato 2,7 miliardi di euro ad una banca sull'orlo del fallimento.
       In seguito hanno convinto il Governo Monti ad erogare 4 miliardi di euro di soldi pubblici alla stessa banca e le hanno consentito di contabilizzare in maniera alquanto bizzarra 1,8 miliardi di derivati.
    In base a questo egregio curriculum il Direttore Generale di Bankitalia, nonché legatissimo a Mario Draghi, è stato promosso a Ministro delle Finanze ed a controllore dei conti pubblici, come Ragioniere Generale, è stato nominato un suo fedelissimo, anch'egli di Bankitalia Daniele Franco.

       Entrambi ora hanno i pieni poteri per verificare la consistenza e la veridicità dei conti dello Stato ed in particolare se, come si mormora nelle stanze più segrete delle grandi banche d'affari, l'Italia, dal 1994 al 1997 (Direttore Generale del Tesoro Draghi) ha sottoscritto derivati per cento miliardi di euro che hanno consentito di entrare nei parametri per l'adesione all'Euro. (http://www.nytimes.com/2010/02/14/business/global/14debt.html?pagewanted=all&_r=0)
     Si dice anche che l'attuale Direttore Generale del Tesoro Vincenzo La Via sia stato molto attivo negli ultimi anni a ristrutturare miliardi di swap ed opzioni su swap nel tentativo di cancellare le tracce dei derivati contratti dai suoi illustri predecessori. Il problema è che i contratti si possono modificare ma le perdite restano e sarebbero state "spalmate" sugli esercizi successivi a partire dal 2014.
       In sostanza il Tesoro italiano dal 1994 e negli anni successivi si sarebbe comportato ne più ne meno come il Monte dei Paschi sotto lo sguardo e la benevolenza di Bankitalia. Ora Letta e Napolitano chiamano gli stessi protagonisti a gestire le finanze pubbliche, eppure il presidente della Commissione Bilancio della Camera, e "lettiano" di ferro, Francesco Boccia aveva promesso fuoco e fiamme per fare luce sul reale stato del libro di derivati del MEF ma fino ad ora niente si muove.
       Ancora più inquietante è la voce che continua a circolare nella City di Londra secondo cui il derivato che è costato 2,7 miliardi al governo italiano nel 2012 (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/20/derivato-bomba-la-vera-storia-del-buco-al-tesoro/198052/) sia solo uno di tre contratti gemelli chiusi e conclusi dallo stesso La Via nel 1994 quando transitava al Tesoro.
       La tesi ufficiale è che si tratti di "derivati di copertura" ma chi ha visto i contratti dice che la giustificazione non regge dal punto di vista matematico perché lo Stato Italiano avrebbe incassato dei sostanziosi benefici al momento della chiusura dei contratti per poi doverli pagare, con gli interessi, nel futuro.
        Se così fosse i contratti potrebbero essere invalidati visto che creano un indebitamento non approvato dal Parlamento e quindi chi li ha sottoscritti non aveva i poteri per farlo.
Potremmo quindi scoprire di stare pagando un conto salatissimo solo per proteggere la reputazione di chi ha contratto debiti in nome dello Stato senza averne i poteri.
Perché Saccomanni non ci toglie questo dubbio una volta per tutte e trasmette alla commissioni bilancio tutti i contratti derivati in essere del Governo Italiano? ""