AGRICOLTURA, SCUOLA E DEBITO PUBBLICO : TRE SETTORI EMARGINATI

Abbiamo aspettato volutamente la conclusione elettorale per chiudere, con questo intervento, le nostre riflessioni sui settori della vita nazionale a nostro avviso fondamentali per il prossimo Governo (se riuscirà a nascere con il solito "inciucio" dei nostri politici). Se si leggono con attenzione i testi che abbiamo commentato sui tre settori ci si rende conto che la loro visione scritta nei relativi programmi si basa su contenuti diversi non coordinabili con l'unico elemento in comune: l' aspetto economico da tutti declinato in aumento. Ma nessuno spiega dove si prenderanno i soldi e quale ruolo e quale funzione socio – politico – economico si dovrebbero assegnare a ciascuno di essi, in rapporto a questo particolare momento storico, per controllare la crisi in atto. A nostro avviso il problema va meglio approfondito e chiarito. Ci proveremo.

 

 POPOLO DELLA LIBERTA' – Berlusconi

2.6 Agricoltura

• Eliminazione dell'IMU sui terreni e i fabbricati funzionali ad attività agricole
• Rilancio della imprenditoria giovanile in campo agricolo attraverso la riduzione fiscale per i giovani che aprono imprese agricole e attribuzione di appezzamenti del demanio agricolo per creare nuove imprese
• Maggior tutela degli interessi italiani nel negoziato per la Politica Agricola Comune (PAC)
• Tutela delle produzioni italiane tipiche dalla contraffazione.

Commento:

Tutte azioni accettabili a condizione di inquadrarle nel contesto della eliminazione (non riduzione) del debito pubblico ridando dignità al lavoro agricolo. Questo è uno degli strumenti per uscire dalla crisi perché consentirebbe di eliminare l' importazione alimentare (pensiamo al latte , alla carne, al grano ecc. ) diventata, fra l' altro, anche pericolosa per la salute della gente.

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PARTITO DEMOCRATICO (PD)

8. Sviluppo sostenibile

Sviluppo sostenibile per noi vuol dire valorizzare la carta più importante che possiamo giocare nella globalizzazione, quella del saper fare italiano. Se una chance abbiamo, è quella di una Italia che sappia fare l'Italia. Da sempre la nostra forza è stata quella di trasformare con il gusto, la duttilità, la tecnica e la creatività, materie prime spesso acquistate all'estero. Il decennio appena trascorso è stato particolarmente pesante per il nostro sistema produttivo. L'ingresso nell'Euro e la fine della svalutazione competitiva hanno prodotto, con la concorrenza della rendita finanziaria, una caduta degli investimenti in innovazione tecnologica e nella capitalizzazione delle imprese, con l'aumento dell'esportazione di capitali. Anche in questo caso è tempo di cambiare spartito e ridare centralità alla produzione. Una politica industriale "integralmente ecologica" è la prima e più rilevante di queste scelte.
Noi immaginiamo un progetto-Paese che individui grandi aree d'investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell'industria, nell'agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all'arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l'agenda digitale. Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione.

Commento:


Questa dell' agricoltura costituisce l' ennesima carenza di analisi e di proposte specifiche e concrete da parte del PD sui settori di economia reale, con l' aggravante che non si spiega cosa significa " Sviluppo sostenibile" .


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SCELTA CIVICA CON MONTI

2.11 La politica agricola

Nel corso dell'attuale legislatura sono state prese diverse misure di semplificazione e rilancio del sistema agroalimentare, ma non è stato possibile portare a compimento alcune importanti iniziative legislativi e amministrative avviate. Per aiutare la crescita sostenibile del settore agroalimentare italiano occorre fermare la cementificazione e limitare il consumo di superficie agricola come proposto nel disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo, adottare un grande piano di gestione integrata delle acque si può tutelare il territorio sia dal rischio di dissesto idrogeologico che di carenza idrica.
Bisogna prendere misure per assicurare che agli agricoltori non rimanga una quota troppo bassa del valore aggiunto generato lungo le filiere agroalimentari, favorendo una maggiore aggregazione dell'offerta che dia agli agricoltori un adeguata forza contrattuale sul mercato ed eliminando intermediazioni inutili e parassitarie che sottraggono reddito.
Serve dare una maggiore protezione agli agricoltori dalle crisi, climatiche o di mercato, cicliche o meno incentivando le pratiche assicurative a livello nazionale e comunitario. Bisogna affrontare il problema di come assicurare un migliore accesso al credito agrario specializzato. Serve infine tenere la guardia alta sulla tutela del "made in Italy", proteggendo le produzioni nazionali con attività di repressione dell'agro-pirateria, e, sul piano internazionale, rafforzando la lotta alla contraffazione e all'Italian sounding. E' infine necessaria una forte politica di sostegno all'export per imprese agricole ed industriali contando sul ruolo rafforzato dell'ICE per il settore.

Sintesi e commento:

Sei azioni accettabili, ma non inquadrate nel contesto della gestione finanziaria del debito pubblico.
1) Meno abitazioni in campagna, ma se i centri abitati crescono le case dove si costruiscono? Il problema non è il consumo di superficie , ma sono i Piani Regolatori comunali da rivedere di sana pianta. Sono questi (non tutti) che hanno sfasciato il territorio.
2) Manca una regola che prevede una forza contrattuale degli agricoltori per la vendita dei loro prodotti agli intermediari speculatori commerciali.
3) La gestione integrata (cos'è?) dell' acqua non si rapporta col dissesto idrogeologico perché questo dipende soprattutto dall' abbandono dei territori montani da parte dei coltivatori ancora rimasti. Bisogna prevedere che fra non molto non ci saranno più agricoltori nelle zone collinari e montane. Chi ci risiede produrrà solo per la propria famiglia.
4) La protezione dalle crisi climatiche e di mercato è un problema da prevedere nel bilancio dello Stato che non può essere affidato ad Istituti assicurativi privati. .
5 ) Il migliore accesso al credito agrario si può assicurare solo se viene gestito dai Ministeri del settore.
6) La tutela del " "made in Italy" appare in contrasto col sostegno all'export . Si può accettare come buona intenzione

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RIVOLUZIONE CIVILE (Ingroia)

5. IMPRESE Per le piccole e medie imprese, le attività artigianali e agricole. Deve partire un grande processo di rinascita del Paese, liberando le imprese dal vincolo malavitoso, dalla burocrazia soffocante. Vanno premiate fiscalmente le imprese che investono in ricerca, innovazione e creano occupazione a tempo indeterminato. Vanno valorizzate le eccellenze italiane dall'agricoltura, alla moda, al turismo, alla cultura, alla green economy;
6. AMBIENTE Va cambiato l'attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall'acqua. Va valorizzata l'agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l'aria delle città dallo smog;

Sintesi

I nostri prodotti agricoli fanno parte delle eccellenze italiane. Per questo le attività agricole , liberi dalle modificazioni genetiche e rispettose della biodiversità vanno opportunamente valorizzate. Manca però l' indicazione del modo e del finanziamento.

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MOVIMENTO 5 ***** Grillo

- Favorire le produzioni locali.

Questa è l' unica espressione del programma del Movimento , al quale , è chiaro, che l' agricoltura non interessa. Probabilmente Grillo e il suo "staff" mangiano prodotti importati, anche se affermano il contrario Ma non solo. Nessuno ha pensato che la campagna potrebbe essere la chiave per uscire dalla crisi.

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FERMARE IL DECLINO O. Giannino
4.2 Approfondimento Agricoltura

° La superficie media dell'impresa agricola italiana è di 7,9 ettari a fronte dei 53 di quella francese, i 56 di quella tedesca, i 65 di quella danese, i 79 di quella del Regno Unito e i 152 di quella Ceca. E' la fotografia di un sistema produttivo che sconta inefficienze decennali, frutto prima di tutto di una eccessiva frammentazione fondiaria e di un utilizzo delle risorse della Politica Agricola Comune finalizzato prevalentemente a sostenere lo status quo piuttosto che a superare le cause profonde di queste inefficienze.

Sintesi

La dimensione media delle aziende agricole italiane è la più piccola in europa (ettari 7,9). Ciò dipende dalla eccessiva frammentazione e dalle difficoltà burocratiche per l' accorpamento. Ma questo, aggiungiamo, dipende anche da una eccessiva ripartizione ereditaria che potrebbe - dovrebbe essere regolamentata da una legge .per evitare il progressivo abbandono della coltivazione e quindi l'improduttività per costo eccessivo.

° E' necessario rimuovere tutti gli ostacoli, prevalentemente di natura burocratica, che ostacolano l'accorpamento fondiario, e riformulare il sistema di erogazione degli aiuti diretti della PAC secondo criteri che incentivino la piccola impresa a cercare forme innovative di aggregazione dell'offerta fin dalle fasi di produzione. Va ripristinata la norma, abrogata dal Governo Monti, che consentiva anche alle società di capitali di poter optare per la tassazione su base catastale.

Sintesi :vedi sopra

° Il sostegno al reddito dovrebbe essere ripensato come una forma di welfare a termine, teso ad accompagnare l'impresa improduttiva senza traumi fuori dal mercato, piuttosto che un sistema di erogazione ed intermediazione di microrendite, e un modo per sostenere in eterno attività produttive inefficienti e decotte.

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° La tassazione patrimoniale sui terreni e fabbricati rurali deve essere oggetto di una profonda riforma, che includa in un'unica voce anche i contributi generali di bonifica, e che consideri la vocazione strumentale dei fabbricati rurali. Gli aumenti sconsiderati dell'IMU agricola vanno rivisti, così come vanno superati gli astrusi regimi di deroghe ed esenzioni su base territoriale. I consorzi di bonifica vanno sottoposti a una severa valutazione delle performances, che preveda la possibilità di soppressione di quegli enti che non rispettino elementari rapporti tra costi per i contribuenti e benefici per la collettività.

Sintesi

Vanno riviste, razionalizzate e rese eque le diverse tassazioni sui terreni, le abitazioni e le strutture strumentali, l' imu e i contributi ai Consorzi di bonifica che non hanno più senso e quindi vanno soppressi.

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° I criteri attraverso i quali vengono erogati gli aiuti allo sviluppo, attraverso i Piani di Sviluppo Rurale redatti dalle regioni, devono essere fondati su una rigorosa analisi scientifica che riconosca il contributo positivo dell'innovazione tecnologica e dell'intensificazione agricola per la biodiversità e la salvaguardia ambientale. Oggi una grossa fetta di questi aiuti vengono elargiti a realtà associative, consortili, sindacali, politiche, nonché agli stessi enti locali, che non hanno nulla a che fare con l'agricoltura. Un modo attraverso il quale la politica, mediante la PAC, contribuisce a finanziare sé stessa e uno spreco di risorse al quale va posto rimedio al più presto

Sintesi

I contributi erogati come aiuti allo sviluppo vanno rivisti e concessi alle aziende controllandone l' uso effettivo finalizzato al miglioramento produttivo e alla cura ambientale dei terreni anche mediante l' uso di semi autoprodotti , nonché le nuove tecnologie che consentono l' aumento di produttività e la conservazione delle varietà tradizionali.

° Non si può continuare a negare, alle imprese agricole italiane, il diritto di avvalersi delle tecnologie che migliorano le rese unitarie o garantiscono rese analoghe con minori imputs produttivi. Il bando all'uso delle varietà geneticamente modificate iscritte al catalogo comune europeo, per le quali nessuna evidenza scientifica ha mai dimostrato pericoli per la salute umana e per l'ambiente, deve essere rimosso. Allo stesso tempo va rimosso l'anacronistico bando alla ricerca in campo aperto sulle biotecnologie agrarie, che potrebbe rappresentare un fondamentale strumento per il recupero e la difesa di importanti varietà tradizionali italiane.
° Anche le norme che impongono agli agricoltori limiti all'utilizzo di semente autoprodotta sono in contraddizione con i più elementari principi di libertà di impresa, e vanno superate .

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° I consorzi che tutelano le Denominazioni di Origine hanno lo scopo di garantire al consumatore che un determinato prodotto provenga da un determinato luogo e sia stato fatto secondo un determinato disciplinare di produzione. Qualsiasi altra funzione, pur riconosciuta dalla legge, di controllo dell'offerta e di stabilizzazione del mercato rappresenta una violazione dei principi della libera concorrenza, oltre a un disincentivo agli investimenti proprio nei settori a più alto valore aggiunto. La fine del sistema di contingentazione delle superfici viticole e la liberalizzazione dei diritti di reimpianto dei vigneti, prevista per il 2015, va vista come un'opportunità di sviluppo e di rilancio per il settore vinicolo italiano.

Sintesi

I Consorzi che tutelano l' Origine controllata dei prodotti sono gli unici organismi a cui affidare l compito rivedere il sistema di contingentazione dei prodotti come quello del reimpianto di vigneti che allo stato offrono una buona opportunità di sviluppo e di reddito insieme ad una diversa regolamentazione della caccia a tutela dei diritti di proprietà dei terreni e della migliore salvaguardia della fauna selvatica.

°Una riforma strutturale delle norme che regolano l'attività venatoria, in un senso più rispettoso dei diritti di proprietà, potrebbe condurre a nuove opportunità di reddito per l'impresa agricola, a una maggiore salvaguardia della fauna selvatica e a consistenti risparmi per lo Stato e gli Enti Locali.

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° L'art. 62 del decreto liberalizzazioni, che impone una contrattualizzazione forzata di tutte le transazioni commerciali che abbiano come oggetto prodotti agroalimentari, costituisce un'intollerabile intromissione dell'autorità pubblica nei rapporti tra soggetti privati. Se l'intenzione dichiarata del decreto, che impone un termine massimo di 30 giorni per il pagamento di prodotti deperibili e 60 per tutti gli altri, sarebbe quella di riequilibrare il peso del piccolo produttore di fronte alla GDO, si può dire che l'obbiettivo viene mancato clamorosamente. In primo luogo perché quello che non si riflette sui tempi di pagamento si rifletterà inevitabilmente sul prezzo o sulla scelta di diversi fornitori, specialmente esteri. In secondo luogo perché i primi a fare le spese di questo sistema sono proprio gli agricoltori, che non possono più liberamente scegliere di pagare "a raccolto" i loro fornitori, finendo costretti a dover ricorrere al credito (in un periodo di feroce stretta creditizia) per finanziare gli acquisti.

Sintesi

Vanno rivisti, infine , due aspetti : - il Decreto sulle liberalizzazioni che prevede un meccanismo di tutela dei piccoli produttori di fronte al GDO rivelatosi inefficace; - il settore anagrafe bovino e l' intero sistema di gestione delle quote latte che sembra penalizzare gli allevatori con prelievi illegittimi. Non si dice, però, che analogo problema esiste per tutti gli altri animali da carne: suino, ovino, equino ecc.

° Numerose evidenze supportate dalle risultanze di indagini investigative hanno portato alla luce tali e tante incongruenze nella gestione delle anagrafi bovine e dell'intero sistema di gestione delle quote latte e delle erogazioni in agricoltura, da suggerire la possibilità, tutt'altro che remota, che l'Italia non abbia mai sforato la quota nazionale ad essa assegnata, e che di conseguenza i prelievi sugli allevatori siano di fatto illegittimi. Qualsiasi decisione in merito alla riscossione dei tributi agli allevatori deve essere subordinata alla piena chiarezza su queste vicende.
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