L' ORGOGLIO GAY

INTERVIENE L' ESPERTO 


Per gentile autorizzazione dell' autore e del primo quotidiano abruzzese riproduciamo due degli articoli che il noto pedagogista pescarese Prof. Raffaele Laporta ha scritto e avrebbe continuato a scrivere per  " Il Centro " se non fosse prematuramente scomparso.

Ringraziando ancora l' autore ed il direttore pro tempore del quotidiano facciamo notare come le "opinioni" del prof. Laporta siano, nel complesso,  in linea con le convinzioni di questo periodico che non vede organicità e razionalità nell' azione riformatrice intrapresa dal Ministro Berliguer. Ma le idee e le riflessioni espresse dal prof. Laporta non toccano solo l' attività ministeriale; esse, invece, spaziano a tutto campo, dalla politica, alla pedagogia , alla didattica ed in genere a tutti i settori della vita socio - culturale che, direttamente o indirettamente, chiamano in causa la responsabilita' della scuola come servizio.

Sulle opinioni espresse dall' esperto, con la chiarezza che lo ha sempre distinto, riteniamo che ogni commento  sia superfluo ( tranne che per implementarne l' effetto di stimolo alla riflessione); così come superflua ci appare la presentazione del pedagogista abruzzese il quale è già molto noto a livello nazionale  per la sua attività di docente universitario e di autore di numerosi  libri , saggi ed articoli  con cui ha contribuito positivamente allo sviluppo  del dibattito  pedagogico - didattico sulla scuola italiana dagli anni 50. Il primo intervento riguarda la problematica GAY pubblicato su "Il Centro"  il 16 giugno 2000. (N.d. D)

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Ha detto un vescovo commentando le reazioni al raduno omosessuale a Roma: «I politici sono immaturi come la società». Provo a interpretarlo: per loro l'unico criterio di giudizio che dovrebbe essere evidente, è quello costituzionale. Può anche darsi che chi votò con l'articolo 3 della Costituzione l'eguaglianza davanti alla legge e la pari dignità sociale dei cittadini «senza distinzione di sesso» pensasse a due sessi soli e non a tre, ma sta di fatto che l'articolo 3 è lì, ed è più che sufficiente. E anche al terzo sesso la pari dignità sociale riconosciuta dovrebbe bastare. L'«orgoglio» mi sembra un di più, oggi che chiunque può usare certi aggeggi che mamma gli ha fatti come gli pare e senza scandalo. Se uno invece di camminare sui piedi vuol farlo sulle mani, nessuno glielo vieta: basta che passi sulle strisce, ma perché essere orgogliosi di guardare il mondo rovesciato?

Io gli omosex non riesco a distinguerli (per strada) dagli altri. Che vogliano riunirsi per reclamare qualche diritto, mi par giusto: lo fanno i sindacati, gli ecologisti e gli apostoli della pace, e tanti altri. Se han da chiedere modifiche al codice civile, lo facciano; lo fanno anche gli inquilini contro i padroni di casa. Ma nessuno - mi pare - lo fa per orgoglio. Dice: ma loro sono perseguitati. Nelle cronache, di perseguitati ce ne sono tanti, extracomunitari, bambini e bambine da telefono azzurro, donne da telefono rosa, ragazze schiave dell' Est. Loro no: sono grandi sportive, attori e attrici di fama, grandi registi e musicisti, agenti segreti in Usa, Ministri al governo di Inghilterra e, pare, anche in Italia. E dunque? Sono malvisti da una parte dell'opinione pubblica? E allora quelli che hanno bandito i referendum? Sono malvisti da una parte dell'opinione pubblica? E allora quelli che hanno approvato la par condicio? Loro a esibire l'orgoglio omosex cosa ci guadagnano? Diventano antipatici, come diverrebbero antipatici figli illegittimi pluridivorziati, inseminate eterologhe, amnistiati, liberi per scadenza dei termini, e qualunque altro ex-oggetto di pregiudizio che venisse in corteo a dichiararsi orgoglioso di quel che è. Loro la gente ormai li tratta da gente normale, che gusto ci provano a comportarsi in modo anormale?