IMMIGRATI CLANDESTINI

 

INTERVIENE L' ESPERTO
 

sbarco_immigrati_200603.jpgMentre stiamo strutturando l' omaggio che vogliamo tributare al compianto prof. Laporta abbiamo deciso di riproporre due interventi del pedagogista pescarese che , benché scritti  10 anni fa, sono di  una indiscutibile , scottante, nonché "violenta" attualità. La prima pubblicazione fu autorizzata sia dall' autore che dal responsabile pro  tempore del primo quotidiano abruzzese.

Gli interrogativi e le proposte che si pose allora l' esperto restano, infatti, di una sorprendente validità. Gli stessi, però, mentre da una parte confermano la convinzione di questo periodico circa il ruolo e la funzione della scuola, quale servizio alla società, nell' attuale caotica situazione socio - politica del nostro paese, dall'altra richiamano l' attenzione sul fatto preoccupante che la gestione politico - amministrativa dello Stato ha prodotto solo chiacchiere e nessun fatto serio mirato a risolvere due degli inquietanti problemi del nostro tempo. L'opinione che segue , pubblicata sul Centro il 3 sett. 98, riguarda gli immigrati clandestini.

 

Una legge misteriosa  e  una proposta di educazione civica

 Il problema 


     Ora che di clandestini non si parla quasi più , mentre arrivano ancora, vorrei suggerire un tema di educazione civica per le nostre scuole. Un tema da prevedere debitamente nella programmazione scolastica, da giustificare nel progetto educativo d'Istituto, previa consultazione degli studenti a norma dell'articolo 2 comma 4 dello statuto delle studentesse e degli studenti. Suggerirei di trattare il problema dell'immigrazione. 
     In primo luogo si dovrebbe discutere la questione politica, sociale e morale. Quale atteggiamento si deve assumere nei confronti della immigrazione? Hanno ragione quelli che non ne vogliono proprio sentir parlare o quelli che vorrebbero accoglierli tutti e anche di più ? Quali sono gli argomenti rispettivi? Non esiste un criterio oggettivo che tenga conto dei problemi degli immigrati e dei nostri interessi? 
Per esempio, se ci sono in Italia dei lavori che nessuno di noi vuol piu' fare, e' utile o no che si trovi qualcuno per farlo? Sarebbe possibile o no chiedere ai paesi di origine di lavoratori immigrati di accogliere in cambio lavoratori nostri qualificati in cerca di occupazione di cui avessero bisogno? 



La legge vigente 

     In secondo luogo si tratterebbe di capire la legge che regola attualmente la questione degli immigrati clandestini, che sembra un poco misteriosa a sentir le domande che leggiamo o ascoltiamo in giro. Quelle più comuni pressappoco sono queste: 
1) Perché non si stabilisce un sistema preventivo di accordi con tutti i paesi che hanno interesse a mandarci lavoratori, invece di prendere accordi soltanto con quelli in cui dobbiamo respingere i clandestini solo quando li abbiamo alle porte o addirittura in casa? 
2) Perché, dovendo catturare i clandestini, ospitarli e identificarli prima di respingerli, per identificarli si e' stabilito un termine perentorio, invece di prevedere tutto il tempo necessario, fino a che c'e' speranza di identificazione? 
3) Perché quando si notifica una espulsione si da' all'interessato il tempo di tornare in clandestinità invece di dare immediatamente attuazione al provvedimento? Che differenza c'è fra respingerlo subito o dopo quindici giorni? E che cosa ci obbliga a trasformare clandestini puri e semplici in clandestini di origine controllata? Come si può pensare che un clandestino, doc o meno che sia, non possa trovar lavoro, visto che si e' costretti a regolarizzare periodicamente clandestini occupati in lavoro nero? E come si può essere sicuri che un clandestino doc latitante e privo di lavoro non diventi per bisogno una recluta della prostituzione o della malavita? 
4) Se si prevede nei prossimi anni un aumento progressivo del fenomeno dei clandestini, perché non si provvede ad un progetto di aumento progressivo delle risorse umane e materiali per controllarlo, in modo da inserirlo negli aspetti ordinari della nostra vita civile, come uno dei modi per reclutare mano d'opera e, magari, di offrire solidarietà senza venir meno ai nostri interessi? 



La proposta 

  Magari queste non sono le domande giuste: sono solo quelle che si sentono in giro e a cui per ora nessuno risponde. E un insegnante delle nostre scuole (e tanti altri, come me) magari non e' in grado di guidare una discussione su un tema del genere, visto che su certi aspetti di esso nessuno possiede i dati necessari (ad esempio, quanti posti di lavoro rifiutati dai nostri disoccupati esistono nel Paese?), e che su alcuni aspetti della legge non ci persuadono neppure le spiegazioni dei rappresentanti del governo. 
Una legge che ad applicarla ti si volta contro e combina guai in Italia non e' una novità: bercio il programma di educazione civica potrebbe anche portare a capire il modo in cui vanno fatte le leggi, esaminandone qualcuna anche solo in base a criteri di buonsenso, come per esempio: una legge deve rispondere alle aspettative della società e deve sempre proporsi un effetto preciso nel campo che intende regolare, e deve ottenere gli effetti che si propone, e deve essere facile da capire e applicare. 
Anche la legge sull'immigrazione potrebbe andare bene per un'esercitazione.  
     Vuoi vedere che se qualche insegnante e qualche studente di un qualunque liceo o istituto tecnico si mettono a discutere sul serio con qualche esperto di immigrazione e di lavoro, riescono a trovar la risposta giusta a quelle domande, e magari ci scappa anche una proposta di legge meno macchinosa di quella fatta dal nostro Governo?