UNA ""SELVA SELVAGGIA ASPRA E OSCURA" " NASCONDE LA VERITA' SUL "CANONE RADIO-RAI."

""Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura , chè (*) la diritta via era smarrita""    (*) ( chè = perché )

Così Dante descrisse il suo pre - ingresso all' inferno visto come costruzione divina di un luogo di penitenze dopo la morte, per chi avesse smarrito il corretto percorso da seguire nella sua vita terrena. Non è qui il caso di entrare nella soggettività del "sommo poeta". Ci permettiamo , però, di utilizzarlo parafrasandolo così:

 Nel mezzo del cammin di nostra ricerca , ci siam ritrovati in una selva oscura di Leggi , Decreti convertiti e non, Abrogazioni parziali, Decisioni autoritarie , Sentenze , Ordinanze ecc. che ci hanno fatto "smarrire" l' orientamento per la ricerca di un percorso accessibile che ci portasse a capire veramente cosa significa, e a chi e a cosa serve socialmente il "canone " inventato dal Re Vittorio Emanuele III. I Governi post bellici degli anni 40, fino a quello attuale. lo hanno accettato come indicazione base da mistificare , a proprio uso e consumo, senza riuscirci e senza darne una spiegazione economico-politica chiara e convincente.
Sono troppe le normative "statali" che, sia prima ( dal 1948) che dopo l' arrivo della televisione (53 – 55), sono state scritte per cercare di regolamentare, purtroppo in modo confuso , scoordinato e contraddittorio, la diffusione di notizie via etere. La questione si è ancor più complicata quando è iniziata la comparsa di iniziative private che contrastano l' intervento statale definito come servizio sociale Non siamo solo noi ad aver avuto un impatto negativo con la questione. Prima di noi lo ha evidenziato

LA CORTE COSTITUZIONALE ANNO 1988 SENTENZA N. 535 che, In nome del Popolo Italiano, scrive ......(omissis)......le seguenti osservazioni:

"" Del resto, é pacifica nella specie la protesta dei cittadini per l'avvolgimento in teli e successiva sigillatura degli apparecchi; operazioni che impedivano il godimento del servizio privato e di quello estero, e che hanno determinato l'impugnazione anche dell'art. 10 del d.l. n. 246 del 1938.
Ma non può bastare, giacche questa Corte, per giudicare della legittimità di queste operazioni, deve potere altresì apprezzare quella della disposizione di cui al citato secondo comma dell'art. 15 della l. n. 103 del 1975: (*) norma che non é stata impugnata. La questione é, pertanto, inammissibile. (*) abrogato l. 3 maggio 2004, n. 112)"" E continua:
"" Ma già per dare risposta al problema della natura di quella prestazione, e quindi del particolare rapporto intercorrente fra cittadino e concessionario (la RAI), é l'intera legislazione che disciplina il servizio a venire in esame.
Nel corso dei tempi, infatti, dal lontano 1925, quando si ebbero le prime modeste installazioni radiofoniche, l'importanza del servizio e andata progressivamente crescendo, coinvolgendo mezzi tecnologici sempre più sofisticati e, nel dopoguerra, la stessa diffusione delle immagini mediante gli impianti di trasmissione televisiva.
Tutto ciò ha comprensibilmente comportato modificazioni nella natura del rapporto fra i cittadini ed il servizio; e la legislazione ne porta i segni attraverso ripensamenti ed incertezze, e spesso anche con qualche scoordinamento rispetto alla normativa complementare. In guisa che l'identificazione dell'esatta fisionomia giuridica che rapporto e prestazione da ultimo hanno assunto nel contesto di una legislazione complessa, talvolta utilizzante terminologie equivoche, postula la necessità di prendere in considerazione almeno i momenti cruciali degli accennati sviluppi"..." (omissis...) E poi conclude :
.                                                       PER QUESTI MOTIVI
""dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli articoli 1, 10 e 25 del r.d.l. 21 febbraio 1938, n. 246, convertito nella l. 4 giugno 1938, n. 880 (Disciplina del canone di abbonamento radiotelevisivo), sollevata dal Tribunale di Torino con ordinanza 14 maggio 1982 in riferimento all'art. 3 Cost.--- Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10/05/88."".
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Il problema è che dopo questa sentenza , per 26 anni, nessun Governo ha preso l' iniziativa di esaminarla con attenzione per risolvere la problematica RAI in via definitiva.
A questo punto ci sembra interessante far conoscere due note ministeriali scritte all' inizio del 2012 perché trattano due aspetti della questione: 1) – Chiariscono il problema, purtroppo ancora attuale , degli apparecchi atti a ricevere le trasmissioni televisive che autorizzano la RAI a chiedere il pagamento di un "canone di abbonamento";
2) -- Con la seconda lettera, che non indica il destinatario, ma crediamo si rivolga all'autore della prima, si dà la spiegazione della differenza fra sevizio di "radiodiffusione " e la "distribuzione del segnale audio/video" che , però, a nostro avviso, non chiarisce l' obbligo del canone richiesto dalla RAI.

Ministero dello Sviluppo Economico --- Dipartimento per le Comunicazioni
Prot. n. 12991 – USCITA 22.2.2012
                                                                                                     

                                                                                                    Dott. Attilio BEFERA  

                                                                                  Direttore dell'Agenzia delle Entrate

                                                                                   Via Cristoforo Colombo n. 426 C/D
                                                                                                                00145 ROMA

OGGETTO: Chiarimenti applicazione R.D.L. n. 246/1938 – Canone abbonamento Rai Con riferimento alla problematica applicativa della norma di cui in oggetto, si procede a fornire alcuni elementi interpretativi.

Come noto, l'art. 1 del RDL n. 246/1938 prevede che "Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto. La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l'impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici, fa presumere la detenzione o l'utenza di un apparecchio radioricevente."

-- In seguito all'evoluzione tecnologica degli ultimi anni si rende senza dubbio necessario chiarire quali siano le apparecchiature rientranti nell'ambito di applicazione della norma citata.
-- Al riguardo, in via preliminare si evidenzia che la normativa in esame si riferisce al servizio di radiodiffusione e, pertanto, non include altre forme di distribuzione del segnale audio/video (p.es. Web Radio, Web TV, IPTV) basate su portanti fisici diversi da quello radio.
-- Circoscritto quindi il campo alla ricezione di segnali televisivi su piattaforma terrestre, inclusi i videofonini (standard DVB-H) e piattaforma satellitare e si rende necessario indicare un criterio di individuazione delle suddette apparecchiature.
-- Un ricevitore destinato alla fruizione di segnali audio/video radiodiffusi può essere scomposto in una catena di componenti disposti a valle di un'antenna (incorporata o collegabile esternamente): sintonizzatore (tuner), che provvede alle funzioni di sintonizzazione e demodulazione, operante nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione, decodificatore, trasduttori video e/o audio; tali componenti possono trovarsi riuniti in forma integrata in un'unica apparecchiatura (ad esempio: televisori), oppure individualmente disponibili sul mercato (ad esempio: decoder su chiavetta USB, monitor televisivo, monitor video di un computer, casse acustiche).
-- Ciascuno di tali componenti non è sufficiente a costituire un radioricevitore completo.

-- D'altra parte, in ogni sistema di ricezione radio è necessario, ed è presente solo in questi, un sintonizzatore, per la sua funzione essenziale di prelevare il segnale di antenna. Ne consegue che un sistema di radioricezione può essere (bi)univocamente associato al suo componente sintonizzatore, sia in forma individuale (decoder video su set-top box, scheda di ricezione video per computer, tuner e decoder su chiavetta USB), sia in forma integrata in un ricevitore completo.
-- Sulla base delle osservazioni precedenti, una definizione per gli apparecchi "atti" e quelli "adattabili" può essere fondata sulla duplice caratteristica della presenza o meno di un tuner, che operi nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione, nell'apparecchio in questione e sulla autosufficienza dell'apparecchio stesso a erogare un servizio di radioaudizione (come indicato nel RDL n. 246 del 1938 ma che oggi è da intendersi più genericamente come "servizio di radiodiffusione") all'utente. Dal criterio esposto, dunque, derivano le due seguenti definizioni:

-- 1. "Un apparecchio si intende "atto" a ricevere le radioaudizioni se e solo se include nativamente gli stadi di un radioricevitore completo: sintonizzatore radio (che operi nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione), decodificatore e trasduttori audio/video per i servizi radiotelevisivi, solo audio per i servizi radiofonici".
-- 2. "Un apparecchio si intende "adattabile" a ricevere le radioaudizioni se e solo se include almeno uno stadio sintonizzatore radio (che operi nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione), ma è privo del decodificatore o dei trasduttori audio/video, o di entrambi i dispositivi, che collegati esternamente al detto apparecchio realizzerebbero assieme ad esso un radioricevitore completo".Come corollario delle due precedenti posizioni, risulta che:
-- 3. "Un apparecchio privo di sintonizzatori radio operanti nelle bande destinate al servizio di Radiodiffusione non è ritenuto né "atto", né "adattabile" alla ricezione delle radioaudizioni". Inoltre, un sintonizzatore radio/TV dovrà essere conforme ad almeno uno degli standard previsti nel sistema italiano per poter ricevere le radiodiffusioni nelle bande di frequenze assegnate dal Piano nazionale di ripartizione delle frequenze (PNRF). Essendo la presenza di un sintonizzatore adeguato il fattore discriminante per la classificazione degli apparati, la rispondenza di un apparato ad uno dei suddetti standard (nelle bande previste) può dunque essere usata come criterio oggettivo per l'identificazione del suo essere "atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni".
-- Sulla base di quanto detto, si indicano per gli apparati "atti" ed "adattabili", a titolo esemplificativo, i seguenti elenchi delle tipologie di apparati maggiormente significative che, pur non essendo esaustivi, possono essere proposti come un riferimento a garanzia delle Istituzioni e degli utenti finali.

Tipologie di apparecchiature atte alla ricezione della Radiodiffusione.

- Ricevitori TV fissi; - Ricevitori TV portatili; - Ricevitori TV per mezzi mobili; - Ricevitori radio fissi; - Ricevitori radio portatili; - Ricevitori radio per mezzi mobili; - Terminale d'utente per telefonia mobile dotato di ricevitore della Radiodiffusione.

Tipologie di apparecchiature adattabili alla ricezione della Radiodiffusione.

- Videoregistratore dotato di sintonizzatore TV; - Chiavetta USB dotata di sintonizzatore radio/TV;
- Scheda per computer dotata di sintonizzatore radio/TV; - Decoder per la TV digitale terrestre;
- Monitor per computer, -- Casse acustiche, -- Videocitofoni. Ricevitore radio/TV satellitare;

Tipologie di apparecchiature né atte né adattabili alla ricezione della ricezione della Radiodiffusione

- PC senza sintonizzatore TV, --
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CANONE RAI – NOTA DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
-Prot. n. II/ /12 Avellino, 6 Marzo 2012

OGGETTO: NOTA DEL MINISTERO (n.12991)

Con riferimento alla problematica applicativa del Canone di abbonamento RAI, il Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, con la nota n. 12991 del 22 febbraio 2012, ha fornito alcune indicazioni per definire quali siano gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione del servizio di radiodiffusione, il cui possesso integra il presupposto per il pagamento del canone RAI.
Al riguardo, in via preliminare si evidenzia che la normativa in esame si riferisce al servizio di radiodiffusione e, pertanto, non include altre forme di distribuzione del segnale audio/video (p.es. Web Radio, Web TV, IPTV) basate su portanti fisici diversi da quello radio. La nota chiarisce, in particolare che il possesso di personal computer non presuppone il pagamento del canone, a meno che il computer sia dotato di un apposito sintonizzatore TV.
Dalle definizioni fornite nella nota emerge, inoltre, che il requisito fondamentale per individuare gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione del segnale di radiodiffusione è costituito dalla presenza di un sintonizzatore nell'apparecchio.
Per completezza di informazione alleghiamo la citata nota del Ministero.
Distinti saluti.                                                                                      IL DIRETTORE 

                                                                                                        Dr. Giacinto Maioli 
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Rinviamo al prossimo intervento la pubblicazione del Decreto ministeriale di Zanonato il quale, per il 2014, ha copiato pari – pari la tabella del canone decretato dal Precedente Ministro Passera per il 2013 .