RENZI AVEVA COME OBIETTIVO LE "PRIMARIE " = NESSUNO , PERO', NE HA DESCRITTO IL PERCORSO.

Per riconfermare il Segretario dimissionario pensiamo che il PD abbia speso anche un bel  sacchetto di €uro, i quali, senza aver creato alcun utile concreto alla collettività nazionale , non possono costituire una voce di PIL :  l' informazione sull'entità della  spesa  è difficile, se non impossibile. Tutti i commenti dell'evento, letti  sulla stampa o  ascoltati da  radio-TV, si riferiscono solo  alle "beghe" politiche interne ed esterne al partito. Non sono mancate, come in tutti  gli eventi elettorali, notizie di possibili brogli e di obblighi a votare. Il  calo degli elettori, rispetto al precedente evento del 2013, è stato una notizia senza appropriato commento . Insomma , se non ci è sfuggita l' informazione, nessun giornale nè dibattito televisivo ha cercato di capire e spiegare come e perché il Segretario Renzi dopo le dimissioni si è ricandidato allo  stesso incarico . Perciò proviamo a darne una personale spiegazione che potrebbe pure non essere condivisa come dubbio legittimo provocato dalle ripetute dichiarazioni socio-politicheannunciare  senza realizzare risultati concreti condivisibili.

 All'origine del percorso dimissionario di Renzi  c'è stata e c'è ancora, a nostro avviso, l'ambizione di essere riconosciuto e valutato, ad ogni costo, come unico leader "rottamatore" e successivo promotore  di una nuova gestione politica anche senza aver avuto il consenso del popolo. Condizione, questa, contestatagli dal suo stesso partito. La critica rivolta in tal senso crediamo gli abbia  dato fastidio al punto di affermare in TV di essere ambizioso, cattivo, e vendicativo. Queste caratteristiche devono averlo convinto a cercare una soluzione con l' obiettivo di una sua elezione a deputato evitando la possibilità di essere  "rottamato" per incompetenza e relativi danni . L' unica soluzione a tal fine erano le dimissioni volontarie, più volte dichiarate, senza assumersi , così, alcuna responsabilità conseguente alla sua triennale gestione socio-economica. Le tappe del percorso  verso l' obiettivo elettorale sono, a nostro avviso, almeno tre.

1^ Tappa = La riforma del CONSIP .

Si è trattato di un grave errore di valutazione che un politico Presidente del Consiglio dei Ministri non avrebbe dovuto commettere. Applicando un Decreto  del 2013 Renzi ha ridotto a 35 GRANDI CENTRI DI COMMITTENZA  le 35.000 Stazioni Appaltanti già esistenti per l' acquisto di materiale necessario alle pubbliche amministrazioni. Tutte e 35 per i rispettivi appalti dovranno, quindi, rivolgersi al CNSIP che è diventato un monopolio ministeriale per la gestione di un bilancio annuale (?)  di circa dieci miliardi di €uro.

            A questo punto Renzi non poteva, e non doveva, "non sapere" cosa sarebbe accaduto per cercare di accaparrarsi la gestione degli appalti milionari da parte delle imprese interessate. In merito è superfluo ripetere ciò che è successo anche  perché nella vicenda è stato coinvolto il padre, il quale , pur riuscendo a dimostrare la sua estraneità alla questione, cosa che gli auguriamo, ha provocato però una figuraccia a danno del figlio. Questo, purtroppo,  doveva trovare il modo per cercare di uscirne "pulito" con la speranza di lasciare ad altri le connesse e inevitabili responsabilità politiche . Avrà pensato e deciso già da allora alle possibili dimissioni ? Lo ha annunciato troppo spesso mentre ne preparava l' occasione per il 4 dicembre 2016.

 2^ Tappa = Il referendum costituzionale.

             Molti hanno visto, nella mancata approvazione, la reazione  popolare ad una riforma "ciofeca" (come spesso ha detto l' indimenticabile Totò di fronte ad un caffè amaro). Noi, però, abbiamo un'altra convinzione, oltre a quella popolare: la "ciofeca" è stata studiata a tavolino . Il testo del documento di cui si chiedeva l' approvazione potrebbe essere stato concepito volutamente come "ciofeca" finalizzata a non ottenere il consenso dagli elettori. Lo scopo doveva essere quello di giustificare le dimissioni già previste e decise. E' probabile, cioè, che il Presidente, abbia  temuto, o già sapeva, di non poter , o non saper, applicare in pratica le proposte formulate per il  referendum prima delle prossime elezioni politiche. Le dimissioni, già annunciate più volte in caso del NO, sono servite, pertanto, a liberarlo dalle responsabilità che avrebbe avuto nel caso avesse vinto il SI .

Si tratta , ovviamente, di un dubbio sul quale, per quanto legittimo, non abbiamo trovato  riscontri concreti, nè crediamo sia fattibile. Lo consideriamo una provocazione. Non ci sembra   possibile, infatti, che i funzionari ministeriali addetti alla stesura dei documenti normativi abbiano concepito un testo linguisticamente discutibile, dal contenuto poco chiaro e non correttamente interpretabile,  nonché politicamente sgradito a senatori e partiti, oltre al popolo che, dopo la vittoria dei SI, avrebbe potuto  sentirsi preso in giro .E ciò senza che il Presidente se ne accorgesse?  Necessitava una soluzione : Dimissioni. Ma per tale obiettivo finale manca la tappa che segue.

 3^ Tappa = Dimissioni e riconferma a segretario PD.

            L' ultimo traguardo del percorso era la gestione del PD. Da ex Segretario Renzi non era riuscito a gestire tutto il partito a suo favore. Aveva una minoranza in assemblea che non condivideva la sua attività governativa . Il problema era, dunque, quello di ripristinare la maggioranza a suo favore , ma ciò non era possibile con la presenza dei D' Alema, Bersani, Emiliano, Orlando ecc. . L'unico sistema era, dunque, ancora quello di dimettersi   provocando il rinnovo della segreteria con l' utilizzo delle cosiddette "primarie" per la  scelta del  nuovo segretario tra quelli che si candidavano a tale funzione. Gli è andata bene. Usando, come abbiamo visto, in modo studiato e attivabile, il sistema delle dimissioni è riuscito ad evitare  le responsabilità : - del CONSIP; - e di quelle socio - politiche del  Governo;  riconquistando, però,  la gestione del Partito con una maggioranza che gli permetterà di fare ciò che vuole. Ha raggiunto, così, l' obiettivo di proporre la sua candidatura alle elezioni politiche evitando  la possibile accusa di presunzione. Forse avrà pensato che con il partito in mano avrebbe potuto  ottenere l' anticipo delle elezioni politiche senza rinnovare la legge elettorale. Ma il Presidente Mattarella ha detto un chiaro NO.

Per concludere. A questo punto non sono più possibili altre dimissioni, se non quelle di Gentiloni. Questo, infatti, come si vocifera, ai sensi dello statuto PD potrebbe non essere ricandidato per la quarta volta se Renzi non lo volesse tra i piedi : potrebbe complicargli la ricerca dei voti già cominciata anticipando la campagna elettorale che fa scrivere a Sallusti : "Serve subito una legittima difesa da Renzi".