MARIA ELENA BOSCHI , DEFINITA LA "MAMMA" DELLA RIFORMA COSTTUZIONALE VOTATA NEL DICEMBRE 2016, CONFERMA, FORSE SENZA VOLERLO, IL NOSTRO DUBBIO.

Elena Boschi non da ascolto alle numerose richieste di dimissioni  dei giornali e delle trasmissioni TV . Avrà le sue ragioni alle quali però nessuno crede, forse nemmeno Renzi, e per la  verità neanche noi.  Nell' intervento che precede abbiamo avanzato il dubbio che il testo della proposta referendaria, bocciata il 4 dicembre 2016, fosse stato scritto come "ciofeca" da chi voleva come risultato  il NO e non il Si. A tal fine , anche se non citati, era implicito che gli autori potevano essere solo il Presidente e il Ministro delle riforme. 

 A questo punto la sottosegretaria presidenziale,  che insiste a difendersi così come sta facendo Lei , non si può condividere come incaricata di un  Ministero . Non sta lavorando per la collettività , come vorrebbe la "democrazia" , ma solo per interessi familiari per i quali si può riconoscere anche una specifica legittimità personale ma non politica. Ecco perché gli elettori protestano.

A definirla  "MAMMA" è stato il giornalista Domenico Ferrara - con un articolo sul  referendum pubblicato il  12/12/2016  su il Giornale. dal quale riprendiamo il brano che segue da cui si può desumere  implicitamente la definizione di "mamma ", con Renzi, quindi, nella funzione di "papà 2".

"" Perché più volte il ministro Boschi aveva dichiarato: "Se vince il No al Referendum anche io lascerò la politica". E ancora: "Anche io lascio se Renzi se ne va: ci assumiamo insieme la responsabilità. Abbiamo creduto e lavorato insieme ad uno stesso progetto politico". Renzi se n'è andato (anche se solo fisicamente), la Boschi è rimasta. ""

Queste dichiarazioni virgolettate pongono due problemi.  Mentre da una parte possono confermare il nostro dubbio sulla scrittura del testo a tavolino, eseguita dal Presidente e dal Ministro (ministra ?), ; dall' altra un successivo intervento della Boschi che chiede ai funzionari ministeriali di sottoporre i documenti da loro redatti al suo controllo personale prima della pubblicazione, fa credere alla possibilità che la proposta referendaria sia stata  scritta da uno o più funzionari e accettata senza un preventivo controllo del Presidente e del Ministro (a). In entrambi i casi la sottosegretaria alla Presidenza del consiglio non ha mantenuto la parola data prima del NO.      Ma c' è di più.

La richiesta di controllo preventivo, pare senza il consenso del Presidente, prima della pubblicazione degli atti burocratici, potrebbe essere il tentativo di scaricare la responsabilità del testo referendario dagli autori veri a quelli che avrebbero dovuto compilarlo senza difetti . Se così fosse si tratterebbe di un tentativo maldestro. Ciò anche perché ci sembra di poter dire che una delle prime responsabilità di chi comanda è proprio quella di non emettere documenti errati e inopportuni. Se ciò fosse avvenuto per il testo referendario come si fa a non dubitare che la proposta aveva lo scopo di far vincere il NO al fine creare le condizioni ottimali per lasciare le responsabilità ad altri con le dimissioni?