COLPI DI SCENA SULLA VICENDA D' ALFONSO

 

D' Alfonso ci pensa per due settimane e, poche ore prima del termine di scadenza del tempo concesso dalla legge, senza avvertire neanche il suo partito (così si dice) smentisce quanto aveva detto nei giorni precedenti  ritirando le dimissioni. Nel contempo, però, presenta un certificato medico che gli consente di autosospendersi dalla carica a tempo indeterminato per ragioni di salute. La certificazione medica , infatti, sostiene che non è possibile, allo stato, prevedere il tempo di guarigione, trattandosi di una  "patologia ingravescente permanente" . Non si conosce di quale patologia si tratta. Deve essere, però,  una cosa seria se non è prevedibile un tempo di guarigione. In tal caso, anche se molti non ci credono, la decisione di autosospendesi appare giustificata. Ma se così non fosse l' atto, oltre ad ingarbugliare ancor più tutta la vicenda, sarebbe politicamente scorretto, sia per i dubbi legati alla gestione amministrativa sia per il rapporto con la giustizia. Tra l' altro  ieri ed oggi , infatti, si sono succedute diverse prese di posizione pro e contro. Anche noi , nei precedenti interventi , abbiamo detto che il ritiro delle dimissioni non sarebbe stata una cosa saggia. Ma , come si dice, cosa fatta capo ha. Forse, in buona o mala fede, gli amici ed i legali lo hanno consigliato male. Sono troppi i punti deboli della vicenda.

Se poi  si aggiunge:

- che la Magistratura , sentendo  puzza di bruciato nella manovra congegnata per restare sindaco senza esercitare, sequestra il certificato medico per ogni possibile controllo ;

- che i consiglieri di minoranza si dimettono  in blocco cercando di coinvolgere  nell' iniziativa sia Rifondazione che l' Italia dei valori, al fine di  provocare lo scioglimento automatico del Consiglio, e che il Consiglio di Stato dovrebbe decidere oggi sul ricorso con cui la minoranza ha contestato il risultato elettorale dell' aprile 2008 denunciando brogli nei seggi,  il quadro generale si complica al punto che l' unica via d'uscita potrebbe essere, davvero, solo lo scioglimento del Consiglio comunale. Proprio quello che invece D' Alfonso voleva evitare. Si è creata, così,   una brutta situazione che provocherà una serie di danni: alla democrazia, ai partiti, alla città , oltre che ai diretti interessati. Sono danni  che non si riparano facilmente  neanche con nuove elezioni. Non ne esce bene, però,  neanche  l' attività inquirente del nostro sistema giudiziario, costretta ad applicare leggi e procedure non più adeguate, a nostro avviso,  ai tempi ed alle situazioni che, nel bene e nel male, caratterizzano l'attuale società. I nostri Codici, insomma , impediscono ai giudici , nei casi come questo di cui parliamo, una autonoma valutazione delle condizioni socio - culturali in cui si  concretizzano le procedure investigative , le quali mirano solo a perseguire chi si comporta in modo illegittimo senza poter valutare le conseguenze socio- politiche che si connettono. Si  tratterebbe, cioè, di affidare agli inquirenti che indagano sugli amministratori pubblici anche la valutazione socio-politica delle attività svolte nella gestione degli locali .