L’ ABRUZZO SCANDALOSO CHE NON PIACE A NESSUNO

 

 

«Al termine di lunghe indagini , di accertamenti, verifiche ed intercettazioni telefoniche i magistrati sono venuti nella convinzione  che l'appalto per l'assegnazione dei lavori per la costruzione del modernissimo impianto di Località Valle Cena di Capello (ndr: non ancora attivato, nonostante sia pronto da molto tempo, per la mancanza di un impianto soft-ware) è sta­to «pilotato» per fare in modo che ad aggiudicarselo fosse raggruppamento di imprese formato dalla Da ceco Danieli Ecologia S.p.A., di Udine e la Domenico Di Marzio di Chieti. Non solo. Oltre a pilotare la gara vi sarebbe stata anche la spartizione del 5% dell'intero Importo, 24 miliardi dal Fers, ovvero circa un miliardo e mez­zo di lire, da dividere facendo  ricorso ad un «esperto» del settore qual era l'avv. Fabrizio Fabrizi. E proprio andando a scrutare tra le carte dello studio di Fabrizi gli investigatori avrebbero rinvenuto tante e tali prove da convincersi degli intrallazzi spartitori portati avanti. In quello studio sarebbero state stilate le delibere portate, poi, dal prof. Leoci, all'esame dell'Assemblea Generale del Consorzio intercomunale. Probabilmente la morte di Fabrizi ha fatto saltare qualche meccanismo nella divisione della torta. Nell'inchiesta figurano anche altri personaggi  come Piero Cerasoli, Rinaldo Marforio, Claudio Levorato, Armando Fantinelli e Gianni Montorsi (ndr: al momento non si conosce il ruolo avuto nella vicenda), che, però, potrebbero chiarire ai magistrati alcuni aspetti inquietanti di questa storia, come la presenza della «Manutencoop», una società definita dagli inquirenti vicina alle «Coop.Rosse», che avrebbe potuto percepire qualche tangente.(...) »

 

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