L’ ABRUZZO SCANDALOSO CHE NON PIACE A NESSUNO

 

Dal n. 232 dell' 12 luglio '09  di
Nuovo ABRUZZOpress Nazionale
Dir. Resp. Marino Solfanelli - http://www.abruzzopress.it/ -
Riceviamo e pubblichiamo

Un riepilogo  del malaffare politico in Abruzzo partendo da tre lustri fa. L' altra faccia della medaglia regionale attestante la generosità degli abruzzesi "forti e gentili". Molti ne stanno abusando da tempo.. Si parte dal ricordo

del grave scandalo di Valle Cena di Lentella (CH), scoppiato 14 anni fa.

 

 

La vicenda portò in carcere Dante Domenico Di Marzio

 

Abruzzo terra generosa, terra di grandi uomini e modesti lavoratori, di alpini e di emigranti, terra funestata da disastri sismici e da vicende scandalose. A martoriare questa terra, infatti, non sono soltanto i terremoti, ma anche vicende scandalose nella strana commissione tra malavita e politica. Si ricorderanno gli arresti di intere giunte amministrative, quelle della Regione Abruzzo, dei Comuni di Chieti e Montesilvano, sino alle ultime vicende che hanno interessato l'ex governatore d'Abruzzo, Turco, e l'ex sindaco di Pescara D'Alfonso. Ma lo scandalo di cui ancora si conserva il ricordo, dopo 14 anni, fu quello di Valle Cena nel Comune di Lentella (CH), che ebbe per protagonisti varie personalità, tra i quali un giudice e l'imprenditore del calcestruzzo Dante Domenico Di Marzio, equivoco personaggio che Remo Gaspari volle alla presidenza della Cassa di Risparmio

Ne ricordiamo il caso, attraverso la cronaca giornalistica: 9 Luglio 1995, il quotidiano IL TEMPO di Roma, nella prima pagina dell'edizione Abruzzo, recava un articolo di Giuseppe Forte, così titolato:

VASTO / In manette il presidente del Tar Lazio, l'imprenditore Di Marzio, e altri ...

Rifiuti & mazzette, sette arresti eccellenti

«VASTO - Che sarebbe stato un luglio molto «caldo», non solo climaticamente parlando lo si sapeva. Ma il calore sprigionato dall'adozione, da parte della magistratura vastese, dei provvedimenti restrittivi .con i quali si contestano i reati di abuso d'ufficio e corruzione ad imputali «eccellenti», quale può essere un presidente di se­zione del TAR, ha «sciolto» non solo Vasto ma anche altre città abruzzesi e la capitale. L'altra notte 4 carabinieri della locale compagnia, in perfetta sinto­nia, hanno provveduto a far scattare le manette ai polsi di Raffaele Juso, Presidente della prima sezione bis del TAR del Lazio;  Antonio Prospero, sinda­co di Vasto per ben 13 anni ed attuale presidente del Consor­zio di Bonifica; Ernesto Talone, noto commercialista teatino; Dante Domenico Di Marzio, noto imprenditore che la legato la sua figura ad una lunga presidenza ai vertici della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti; Benito Leoci, docente universitario a Bari e progettista.

 Per altri due personaggi, Leone De Liberato, ex assessore all'ecologia del Comune di Vasto, e per Anna Chiara Danieli, esponente di una nota famiglia friulana che opera nel settore degli impianti ecologici - già implicata nel '93 in una vicenda analoga a Mantova - il magistrato, il Gip Guido Campli, ha disposto gli arresti domiciliari..


 

 

«Al termine di lunghe indagini , di accertamenti, verifiche ed intercettazioni telefoniche i magistrati sono venuti nella convinzione  che l'appalto per l'assegnazione dei lavori per la costruzione del modernissimo impianto di Località Valle Cena di Capello (ndr: non ancora attivato, nonostante sia pronto da molto tempo, per la mancanza di un impianto soft-ware) è sta­to «pilotato» per fare in modo che ad aggiudicarselo fosse raggruppamento di imprese formato dalla Da ceco Danieli Ecologia S.p.A., di Udine e la Domenico Di Marzio di Chieti. Non solo. Oltre a pilotare la gara vi sarebbe stata anche la spartizione del 5% dell'intero Importo, 24 miliardi dal Fers, ovvero circa un miliardo e mez­zo di lire, da dividere facendo  ricorso ad un «esperto» del settore qual era l'avv. Fabrizio Fabrizi. E proprio andando a scrutare tra le carte dello studio di Fabrizi gli investigatori avrebbero rinvenuto tante e tali prove da convincersi degli intrallazzi spartitori portati avanti. In quello studio sarebbero state stilate le delibere portate, poi, dal prof. Leoci, all'esame dell'Assemblea Generale del Consorzio intercomunale. Probabilmente la morte di Fabrizi ha fatto saltare qualche meccanismo nella divisione della torta. Nell'inchiesta figurano anche altri personaggi  come Piero Cerasoli, Rinaldo Marforio, Claudio Levorato, Armando Fantinelli e Gianni Montorsi (ndr: al momento non si conosce il ruolo avuto nella vicenda), che, però, potrebbero chiarire ai magistrati alcuni aspetti inquietanti di questa storia, come la presenza della «Manutencoop», una società definita dagli inquirenti vicina alle «Coop.Rosse», che avrebbe potuto percepire qualche tangente.(...) »

 

..........................................