IN ABRUZZO : "AREE INTEGRATE" AL POSTO DELLE PROVINCE - I^ parte.

Riprendiamo il discorso daccapo . Nei precedenti interventi abbiamo indicato in modo sintetico quale potrebbe essere, almeno in Abruzzo, la soluzione conseguente alla eventuale soppressione delle province. Nella elaborazione dell' idea ci stiamo ispirando allo studio pubblicato dalla COLLEZIONE MERIDIONALE EDITRICE NEL 1964 .L' iniziativa fu promossa dall' Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno e finalizzata alla "individuazione di zone omogenee in Abruzzo. " connesse alla previsione di un riordino territoriale delle regioni

 


L' anno di stampa, e quindi il risultato delle indagini descritte nel libro , purtroppo non sono molto diverse dalle attuali condizioni socio –politiche – culturali della regione. I problemi politico gestionali del territorio hanno resistito a 50 anni di analisi e proposte di nuova strutturazione del territorio mirata, in teoria, ad una più efficace gestione politica e socio economica dello Stato. Però, molti dei problemi conseguenti al passaggio dalla dittatura fascista alla organizzazione repubblicana e democratica, non solo sono rimasti vivi e vegeti, ma hanno consolidato il sistema mediante l' artificiosa creazione di funzioni e soluzioni che hanno fatto ritenere come necessaria la loro permanenza in vita. E' stato necessario il Decreto " Salva Italia" per mettere in moto un nuovo meccanismo che ha già cominciato ad incepparsi, ma che conferma le finalità dello studio.: una più funzionale assegnazione di competenze ai Comuni.

Non ci è stato possibile conoscere se iniziative dello stesso genere siano state svolte anche in altre regioni d' Italia. Se così fosse ci sembra opportuno segnalarlo al Ministro che sta elaborando il testo del provvedimento per il riassetto dei territori regionali perché lo studio da noi citato ha avuto anche lo scopo di fornire elementi concreti utili alla revisione delle unità territoriali intermedie finalizzate a collegare i Comuni con lo Stato centrale. Nell' introduzione del volume, infatti, si legge:

"" In Italia, normalmente si parla di "unità territoriali intermedie" a proposito delle Province e della Regioni, cioè dei due Enti amministrativi posti fra il Comune e lo Stato"".

Di seguito, però, si legge ancora:

"" Assai di frequente , ed anche in tempi recenti, studiosi di Diritto Amministrativo, uomini politici, sociologi, economisti, hanno rilevato come le circoscrizioni provinciali sono puramente convenzionali e poco più che delle sovrastrutture rispetto alle reali differenze di ordine economico e sociale esistenti tra le diverse zone del paese. Nel 1946 allorché la sottocommissione per lo studio delle autonomie locali creato presso il Ministero per la Costituente, mediante un questionario, chiese a uomini politici, a studiosi, a esponenti delle amministrazioni dello Stato e a giornalisti, se le province dovessero essere conservate, si ebbero 289 risposte negative, 128 positive e 12 silenzi. "" .

Ancora nello stesso questionario :

""......si chiedeva se i consorzi fra i Comuni fossero utili: si ebbero 1000 risposte favorevoli e 100 contrarie"".

Tenendo conto , dunque, che lo studio al fine di individuare nel modo più reale possibile l' omogeneità di aree territoriali ha utilizzato sia dati statistici che pareri, giudizi e aspettative della gente appartenente a tutte le categorie sociali, e che l' indagine mette a disposizione dei destinatari un sostanzioso materiale di studio utilizzabile per ulteriori approfondimenti dei temi affrontati, abbiamo pensato che una riflessione sulle conclusioni raggiunte possa essere utilizzata, anche dopo mezzo secolo , per affrontare la problematica attuale degli accorpamenti e/o soppressioni delle "vigenti" province, visto che lo studio le ha già soppresse dai primi anni 60 del secolo scorso.

La omogeneità, come base di partenza per individuare i territori comunali suscettibili di integrazione con quelli confinanti , viene individuata analizzando le condizioni e il livello di attività presenti e/o prevedibili connesse a : demografia , agricoltura, industria e commercio, turismo e cultura scolastica. Questo significa che un' area si può definire omogenea, e quindi suscettibile di una possibile integrazione con i Comuni viciniori, quando nei sei settori presenti nei territori di ciascun paese si evidenzia un livello di problematicità ed operosità più o meno pari. Risulta evidente che l' integrazione che si propone è finalizzata ad una più proficua ed economica gestione della vita comunitaria.

Partendo da tale base lo studio propone un riassetto territoriale dell' Abruzzo che non tiene più conto degli attuali confini provinciali , e pertanto, neanche della Provincia come Ente territoriale. Il riordino di tutta la regione si basa, pertanto, sulla delimitazione di OTTO AREE INTEGRATE denominate : Aquila, Marsica, Sulmona, Castel di Sangro, Teramo, Pescara-Chieti, Lanciano e Vasto.

Ciascuna AREA comprende un numero diverso di zone omogenee create anche in rapporto alla rispettiva orografia e dislocazione geografica.

Una strana e non sospettabile curiosità , chiamiamole così le scintille magnetiche fra Chieti e Pescara. La loro attuale lotta di supremazia territoriale in prospettiva di soppressione dell' Ente pescarese è stata già superata 50 anni fa con l' indicazione dei due centri raggruppati o fusi in Comune insieme agli altri centri delle dieci zone omogenee che compongono l' area integrata.. Le mappe delle otto aree con i relativi Centri delle ZONE OMOGENEE si possono consultare nella cartella dei Documenti sotto il titolo ABRUZZO. La nostra proposta nel prossimo intervento. (continua)