IN ABRUZZO : AREE INTEGRATE AL POSTO DELLE PROVINCE – 2^ PARTE

L' ultima notizia/stampa in merito alla soppressione / accorpamento delle province italiane risale al 20/21 luglio scorso. Da allora nessuna novità. Sentiti i lamenti che si sono levati in tutte le province interessate a scomparire prevediamo modifiche alla delibera ministeriale, se, addirittura, non sarà lasciata in sospeso come eredità per il prossimi governi nazionale e regionali. . Vedremo. Intanto pubblichiamo la "mappa nazionale " delle città che non avrebbero le condizioni previste dalla delibera del Consiglio dei ministri: 350 mila abitanti e 2.500 chilometri quadrati di territorio.

PIEMONTE: Vercelli, Asti, Biella, Verbano – Cusio, Novara --LOMBARDIA: Lecco, Lodi, Como, Monza Brianza, Mantova, Cremona, Sondrio, Varese --VENETO: Rovigo, Belluno, Padova, Treviso LIGURIA: Savona, Imperia --EMILIA ROMAGNA: Reggio Emilia, Ravenna, Forlì – Cesena, Rimini, Piacenza -- TOSCANA: Grosseto, Siena, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Pisa, Livorno –

UMBRIA: Terni -- MARCHE: Ascoli Piceno, Macerata, Fermo -- LAZIO: Latina, Rieti, Viterbo --ABRUZZO: Pescara, Teramo -- MOLISE: Isernia -- CAMPANIA: Benevento --BASILICATA: Matera --PUGLIA: Taranto, Brindisi, Barletta – Andria --CALABRIA: Crotone, Vibo Valentia --SICILIA: Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa, Trapani --SARDEGNA: Olbia – Tempio, Medio Campidano, Ogliastra, Carbonia, Sassari, Nuoro, Oristano --FRIULI VENEZIA GIULIA: Pordenone, Gorizia

UN DOCUMENTO ANCORA ATTUALE

(Cercare su google libri = inauthor:"AgostinoPaci")

   Torniamo in Abruzzo che abbiamo potuto seguire con più attenzione. Dopo i commenti alle voci di vecchio campanile , contro la possibilità di accorpamento di Chieti e Pescara, quale unica soluzione per la situazione critica in cui si trova la città adriatica troppo lontana da Teramo per un accorpamento funzionale. In merito abbiamo proposto la possibilità di risolvere la questione riflettendo con attenzione su un volume scritto da quattro esperti (Paci, Roncioni, Van Heck e Vincelli) e stampato nel 1964 finalizzato ad individuare in Abruzzo "Le Unità territoriali intermedie" e ""l' individuazione di zone omogenee"" funzionali ad un riordino territoriale degli Enti amministrativi locali col ruolo di intermediari fra i Comuni e lo Stato centrale. I risultati dello studio si possono leggere nel precedente articolo corredato dalle mappe delle " aree integrate" formate da "zone omogenee" per caratteristiche socio – economiche – culturali. , oltre che geografiche, più o meno omogenee , appunto.

   Abbiamo già scritto che questa indagine conoscitiva ha previsto, pur senza farne menzione esplicita, non solo la eliminazione totale dell' Ente - provincia come struttura intermedia fra Comuni e Stato. ma anche la indicazione degli elementi di base per la già prevista e pochissimo attuata costituzione di associazioni e/o consorzi di Comuni ,.ribadita dal D.L. "salva Italia n.. 95/2012, finalizzata alla riduzione delle spese di gestione. L' effetto dirompente sull' attuale distribuzione territoriale degli Enti è dato dalla individuazione della omogeneità dei territori che non rispetta gli attuali confini delle province, condizione già prevista dal DL 95/12. Un esempio per tutti: il comune di Chieti è dichiarato omogeneo a quello di Pescara col relativo distacco dalla sua storica circoscrizione provinciale. Ma ci sono anche altre situazioni identiche. Basta osservare le mappe pubblicate nella cartella dei documenti.

   L' attualità dello studio, promosso e finanziato dalla ex Cassa per il Mezzogiorno, appare, dunque, evidente , anche se una sua possibile utilizzazione, dopo quasi 50 anni, potrebbe avere bisogno di eventuali aggiornamenti. Non mancheranno dissensi e rigetti . Elencarne I motivi non è necessario, ma la politica non può assumere posizione di rifiuto a prescindere.

   Il problema che si pone, dunque, è quello di esaminare , al di sopra dei campanili e degli interessi personali e/o di visualizzazione politico-elettorale, ma con concreta e disinteressata attenzione, i suggerimenti ricavabili dallo studio sopra citato.

   Se , infatti, si fa un confronto fra le indicazioni dello studio e quelle previste dagli artt. 17,18 e19, della legge 135-12 ( vedi testo fra i documenti) ci si rende conto che quelle dell' indagine sono quasi tutte contenute negli articoli citati e che pertanto possono, quanto meno, costituire una base di partenza per le proposte che dovrà fare la Regione. L' Abruzzo utilizzando le indicazioni degli autori potrebbe essere, così, la prima a darsi una nuova e più efficiente strutturazione territoriale .

RIFLESSIONI SULL' ABRUZZO

   Allo stato della problematica il riordino territoriale dell' Abruzzo ha un nodo centrale da sciogliere costituito dalla particolare posizione di Pescara che rende difficile, se non impossibile, l' unificazione con la provincia di Teramo. Questa, inoltre, potrebbe trovare migliore soluzione accorpandosi, per un verso, con la confinante Ascoli Piceno, anch'essa da sopprimere. Per altro verso, però, l' operazione potrebbe essere di difficile attuazione per la conseguente riduzione territoriale dell' Abruzzo. Problema che invece non si porrebbe se sulla base dello studio di cui sopra si eliminassero tutte le province assegnando la loro funzione alle "Unità intermedie", nonché distribuendo ruolo e mansioni delle attuali province fra gli enti che compongono le " zone omogenee" Questo, ovviamente, dopo che le province avranno restituito alle Regioni e allo Stato le deleghe attribuite proprio per giustificare e consolidare la loro necessità. Onestamente non abbiamo idee da suggerire in merito in quanto ci sembra compito di gestione politica regionale . come previsto dal D.L. 95 /12.

   Per Pescara il discorso è diverso , sia per la vicinanza a Chieti, sia per il ruolo che svolge come centro commerciale , la cui importanza, però, sta diminuendo a vantaggio di Chieti, sia, ancora, come snodo e terminale dei collegamenti nazionali e internazionali, sia infine per il suo retroterra che già si qualifica come indispensabile per una eventuale area metropolitana che non potrà nascere senza la partecipazione di Chieti. Di Questa ipotesi se ne parlò inutilmente già alla fine degli anni 80.

   Nel novembre 2010 è accaduto un fatto probabilmente inaspettato. Il consigliere regionale Carlo Costantini ( Idv) ha lanciato ufficialmente l ' iniziativa di proporre la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore in unico Comune, con prospettive metropolitane senza Chieti. Sulla questione torneremo in chiusura.

   Ora, però, dal momento che il riordino delle province ha posto il problema a livello nazionale, non si può escludere la possibilità che a medio termine si possa riproporre un' ipotesi più ampia per tutta la Val Pescara, e che, pertanto Chieti e Pescara non possono e non devono "bisticciare" ora su chi può rivendicare il ruolo di capoluogo provinciale in caso di accorpamento ,Le due città, infatti, possiedono entrambe uno dei elementi previsti dalla legge 135 : Pescara la popolazione maggiore, Chieti la superficie più estesa. .

   A questo punto, per una soluzione equa e condivisa , potrebbe essere di aiuto la indicazione di "Unità territoriale intermedia" individuata, da Paci e Concioni, come "area integrata", composta a sua volta da 12 "zone omogenee" di cui la n.1 comprende Chieti e Pescara. Queste due città, quindi potrebbero (dovrebbero) costituire un' associazione a due fra cui distribuire le attuali competenze della Provincia relative al rapporto intermedio con Regione e Stato. Tutti gli altri servizi socio – territoriali, invece, potrebbero essere affidati ai Comuni delle zone omogenee.

   Ci rendiamo conto che se l' ipotesi , ove presa in considerazione e ritenuta valida , quindi fattibile, fosse applicata in tutte le otto "aree integrate" della regione si eliminerebbe anche la provincia dell' Aquila. Ma, in fondo, non sarebbe un dramma, anzi, allo stato in cui è stata lasciata dal terremoto forse potrebbe anche giovare alla sua ripresa. Possibilità, comunque , anche prevista dalla legge 135/12.

OSSERVAZIONI CRITICHE

   Leggendo gli articoli 17,18 e 19 del DL. 95/12 si rileva che i tempi attuativi previsti sono tutti saltati, sia per proteste burocratiche che per ricorsi alla Corte Costituzionale. Alcuni costituzionalisti, infatti, hanno denunciato diverse illegittimità per contrasto con la Carta. Una per tutte: l' art. 133 della Costituzione prevede che la modifica delle circoscrizioni provinciali possono essere modificate con legge nazionale su iniziativa dei Comuni e con parere della relativa Regione, cosa che attualmente non si sta verificando. Quindi il fermo della procedura si può anche capire e giustificare, in attesa che la suprema Corte esprima il suo parere.

   Ciò che invece, non si può capire e ammettere sono le posizioni che stanno assumendo i Comuni, soprattutto piccoli, di fronte all' obbligo che la Legge prevede per la costituzione di associazioni fra paesi che non raggiungono i 5000 abitanti. Le ragioni addotte sono al limite del ridicolo. La verità è che ci sono troppi sindaci che temono di perdere o non conquistare visibilità e potere e quindi la possibilità di spendere impropriamente i finanziamenti che arrivano dallo Stato e dalle imposte e tasse.

   Un esempio su cui affidiamo il commento ai lettori.

   Da qualche anno sono sorte, col supporto dell' ANCI ( Associazione nazionale dei Comuni) due Associazioni di paesi piccoli e medi che si definiscono "borghi", cioè piccoli agglomerati di abitazioni che nel medioevo sorgevano fuori le mura del castello. Di queste associazioni se ne conoscono due, una col nome "borghi più belli d' Italia", l'altra che si definisce come "Associazione dei borghi autentici ".

   L' opposizione dei due gruppi come sfida culturale è evidente. Già il fatto che i borghi più belli potrebbero non essere autentici , ma artefatti, fa capire che i principi politico-culturali che li guidano sono in evidente contrasto , tranne il fatto di trasformare gli incontri, definiti di "coordinamento", in vere e proprie sagre che hanno l' unico scopo di promuovere un turismo mangereccio di breve durata.

   Nei primi giorni di agosto in Abruzzo si sono svolti molti di questi incontri ma le cronache non hanno registrato alcuna discussione sul problema della revisione delle circoscrizioni provinciali, nonché del ruolo socio-economico che l' attuale tempo storico richiede ai Comuni.

   In un paese della provincia di Chieti, però, il sindaco, a chiusura dell' evento durato tre giorni, ha diffuso un messaggio via email con cui ha informato che i borghi autentici si prefiggono, fra altre amenità, di "rendere felici" tutti gli abitanti "autentici". Si potrebbe anche fare satira sull' espressione, ma il problema è un altro: la necessità di attivare iniziative mirate a rendere più produttivo e vivibile tutto il territorio regionale è fuori dalla visuale dei borghi sia "autentici " che "più belli". A questi abbiamo chiesto il loro progetto programmatico da pubblicare ma nessuno ha risposto, neanche per dire un "vaff, "

I PARERI

   Torniamo al consigliere Costantini che nel 2010 propose di fare Pescara più grande incorporando Montesilvano e Spoltore L' iniziativa ha avuto il supporto di uno "studio di fattibilità" elaborato da due docenti della D'Annunzio: prof. Roberto Mascarucci , architettura, e l'economista, prof. Nicola Mattoscio. Ma il progetto, presentato alla Regione, pare che finora non abbia prodotto alcun esito.

   Il quotidiano regionale "Il Centro" subito dopo aver pubblicato la notizia effettuò un sondaggio allargando l' indagine ai Comuni rivieraschi di Silvi e Città S.Angelo che fanno parte della zona omogenea PC12, i quali concordano con Costantini pensando alla possibile inclusione nella futura area metropolitana. Seguono le interviste con:

. – il consigliere regionale Masci, il quale condivide, ma con l'inclusione di Chieti; in generale parla come se avesse letto l' indagine di Paci e Roncioni;

-- il consigliere regionale D'Amico , che condivide l' idea di far grande Pescara a condizione di estendere l' iniziativa applicandola a tutta la regione;

-- Costantino Felice, docente di Storia economica all'università di Chieti, che condivide la proposta e suggerisce di includere nella fusione anche Francavilla e Chieti;

-- Luciano D'Alfonso , ex sindaco di Pescara, che condivide ma non troppo l'idea Costantini perché Pescara è già una "città regione" dove tutto l' Abruzzo fa riferimento;

-- Arbore Mascia, sindaco di Pescara e Pasquale Cordoma che dicono un NO secco alla proposta definendola "demagogica" ;

-- Franco Ranghelli , sindaco di Spoltore , si limita, invece a dichiarare interessante la proposta ma non riesce a mascherare il timore di essere risucchiato da Pescara.

   Per concludere, la maggioranza degli intervistati valuta come un buon segnale l'apertura di una discussione sul problema . Favorevoli si sono dichiarati imprenditori e docenti anche se con qualche perplessità. Traspare comunque la convinzione che la classe politica non vuole accettare modifiche allo stato attuale considerandolo ancora valido ed autosufficiente . A questo punto, però, occorre prendere atto che tutto quanto sopra detto non ha più senso pratico in quanto superato dalla legge 135/12 che impone una procedura diversa e più ampia.

   Resta, invece , il fatto che i dissensi evidenziati permangono identici col conseguente rallentamento attuativo se non addirittura il blocco più o meno definitivo degli artt. 17,18 e19 della legge 135/12.

( continua)