LE PROVINCE : L' UPI, I QUATTRO PRESIDENTI, E LA CONFCOMMERCIO TEATINA

Dopo i due precedenti interventi sul problema delle province abruzzesi avevamo previsto il terzo per le nostre proposte connesse alla indicazione di una possibile soluzione alternativa alla fusione di Chieti – Pescara e L' Aquila – Teramo. Abbiamo pensato, però, di attendere la decisione della Regione prevista per il prossimo martedì 23. Intanto ieri abbiamo letto l' ultima arrampicata sugli specchi contro la soppressione, con accorpamento, delle Province di Pescara e Teramo . In merito noi abbiamo indicato un' altra possibile soluzione, sulla base di un documento ormai storico (1964).


Allora, infatti, lo ordinò la ex Cassa per il Mezzogiorno allo scopo di dare un contributo documentato alla soluzione di un riordino territoriale delle regioni già previsto in epoca fascista ma riletto e reimpostato alla fine degli anni quaranta. L' analisi e lo studio del territorio abruzzese, svolto nei primi anni '60 , avevano già previsto la soppressione delle province tanto è vero che non ne fanno neanche cenno , mentre hanno riconosciuto la funzione essenziale dell' associazione dei Comuni per la gestione di una nuova struttura territoriale della Regione più snella e funzionale.

Fatta questa precisazione passiamo alle ultime prese di posizione che a nostro avviso, senza offesa per nessuno, riteniamo banali e non significative per una soluzione razionale ed efficace del problema .

Iniziamo con Licio Di Biase, ex presidente del Consiglio comunale di Pescara il quale con un articolo pubblicato su un sito abruzzese, oltre a condividere la proposta dell' IdV sull' accorpamento in unica città Pescara Montesilvano e Spoltore lancia l' idea , ai fini di nuove province, di riunificare l' Abruzzo col Molise . Due proposte, a nostro avviso , che non danno un contributo risolutivo al problema, in quanto , ammesso che fosse possibile ed accettato , il Molise perderebbe lo stato di Regione per acquisire quello di unica provincia di un nuovo Abruzzo , insieme alle altre due (AQ-TE) e (CH_PE) finora già previste. La proposta , inoltre già preannuncia "battaglia cruenta" per la scelta del nuovi capoluoghi.

Dal giornale on line "PRIMA DA NOI" riprendiamo notizie e reazioni che crediamo D.O.C

* "L'UPI Abruzzo respinge qualsiasi ipotesi di azzeramento delle Province". " Lo affermano i Presidenti delle Province abruzzesi Valter Catarra, Antonio Del Corvo, Enrico Di Giuseppantonio, Guerino Testa riuniti nella Unione delle Province Italiane e spiegano ":

""Il rischio più grande è che il Consiglio Regionale in Abruzzo il prossimo 23 ottobre approvi e invii al Governo una proposta "ponziopilatesca", come quella delle zero Province, dei sette non meglio precisati Ambiti territoriali, proposte che non c'entrano nulla con la legge sulla spending review, o quella estemporanea della Provincia unica, che andranno a discapito dell'intera regione, creando più disastri delle tante divisioni e fazioni che già imperversano su questo terreno"", ""Il Consiglio Regionale sia coerente con le sue scelte, si riprenda le funzioni regionali delegate alle Province e ci lasci quale unico interlocutore con lo Stato, in merito alle funzioni delegate stabilite dallo stesso, con l'art. 17 della spending review (riduzione della spesa): ambiente, urbanistica, trasporti pubblici e privati ed edilizia scolastica....""

* Interviene anche Angelo Allegrino, Presidente prov.le di Confcommercio" che, a salvaguardia di Chieti invita la categoria a chiudere i negozi per un' ora dalle 11 alle 12 di ieri , lunedì, giorno in cui molti esercizi non aprono per turno di riposo settimanale, e spiega:.

"" La Provincia di Chieti rischia di perdere la sua autonomia e la città l'importante status di capoluogo. Per questo è partita una sorta di mobilitazione generale"". "" Se Chieti perde lo status di capoluogo sarebbe un disastro in quanto andrebbero via dalla città le sedi degli uffici di emanazione statale, dalla Prefettura, alla Questura, passando per l'Inps, l'Inail, l'Ufficio scolastico provinciale e la Motorizzazione per finire con il Coni, l'Archivio di Stato e tutte le direzioni provinciali delle forze sociali, sindacali e di categoria. Migliaia di persone che gravitano quotidianamente su Chieti lascerebbero la città"".

* Ad aumentare il disordine che stiamo riducendo in pillole, il giorno 17 si è diffusa la notizia che informava di un accordo di massima raggiunto fra i partiti PdL e PD , ( ma non sono ancora partiti per il paradiso "Maldive" ? ) che prevede l'abolizione totale delle Province in Abruzzo, con la contestuale valorizzazione delle competenze dei 7 ambiti territoriali individuati all'epoca della redazione del Quadro di Riferimento Regionale. In subordine, la stessa ipotesi, prevede la costituzione di tre Province: L'Aquila, Chieti, Pescara-Teramo. Giorni fa, invece si diceva che Pescara si sarebbe fusa con Chieti e Teramo con L' Aquila. Comunque su questa alleanza abbiamo già espresso il nostro parere. Sulla "valorizzazione delle competenze", invece abbiamo almeno un dubbio. Alfano e Bersani, o chi per loro, non hanno , forse, riletto, o letto, la relazione al QRR che ha ipotizzato i sette ambiti senza assegnare ad essi alcuna competenza né una sede operativa. La nostra proposta, invece, non solo indica il compito funzionale delle 8 aree integrate ma anche le rispettive sedi operative.

Ad aumentare la confusione , forse creata volutamente da tutti, ci ha pensato il Sindaco di Teramo , Maurizio Brucchi che lo scorso giorno 19 spara la sua proposta:

"" Capiamo la necessità di revisione della spesa, ma questa non può passare a discapito dei teramani, ci batteremo affinché la proposta sia una soltanto: quella di abolire tutte le province ma di conservarne le funzioni""

Il Sindaco, però, ha dimenticato di dire quali sono e a chi andrebbero affidate le necessarie funzioni.

Insomma stiamo parlando di un "riordino" così "disordinato" da far perdere la pazienza al Ministro Filippo Patroni Griffi il quale "sbotta" e dice, ieri 22,:

""Non possiamo pensare che una riforma importante come questa possa venir meno solo per delle resistenze localistiche. Le riforme ordinamentali non possono essere dettate da emozioni o contingenze; infatti non si tratta di una riforma avviata per ridimensionare o per 'punire' le autonomie regionali ma di un intervento mirato su questioni dibattute e condivise da tempo, come ricordato dal presidente della Repubblica proprio oggi. Per questo il confronto, oltre che in Parlamento, dovrà avvenire nella conferenza Stato-Regione ""

Mentre stiamo vivendo un passaggio storico epocale c' è chi protesta abbassando le saracinesche dei negozi. Non troviamo parole per un commento.