LA MATURITA’ – CHI E’ COSTEI ? DI PIU’: A CHI E A COSA SERVE?

 

Cercheremo di rispondere alle domande del titolo alquanto provocatorie.. Premessa. Fra gli argomenti affrontati da questo giornale ci sono stati alcuni interventi sul problema del "5 in condotta" come causa di bocciatura. Noi abbiamo visto la questione da altra angolazione, e francamente siamo rimasti sorpresi nel constatare che gli articoli hanno totalizzato più di mille letture, probabilmente da chi temeva la bocciatura o la non ammissione all' esame , appunto, di maturità.

 

Dall' inizio del mese di giugno ad oggi, su una ventina di visite mirate al 5 in condotta ce né sono state alcune che cercavano di avere istruzioni per il ricorso al TAR..I lettori sono  rimasti , ovviamente, delusi.  perché non hanno trovato la risposta che volevano . Il nostro scopo, infatti, era e resta u un problema di cultura , non quello di creare un contenzioso giudiziario fra scuola ed alunni.

Adesso, però, la non ammissione  agli esami per una insufficienza da 5 in una qualunque materia, ci ha fatto sorgere un dubbio sulla questione del TAR: e se dietro all' insufficienza "culturale" ci stesse anche la valutazione negativa in condotta volutamente non espressa proprio per timore del ricorso? Speriamo di no, ma se veramente le cose stessero così staremmo veramente messi male, ed il Ministro Gelmini dovrebbe progettare interventi drastici , ma necessari, anche se qualcuno potrebbe definirli "politicamente scorretti". Lanciata la provocazione torniamo al titolo.

Trascriviamo dal vocabolario Treccani  la definizione di "maturità" .

1) Condizione di ciò che è maturo ; ( In agricoltura)

2) a) L' età intermedia tra la giovinezza e la vecchiaia ; b) In senso morale e intellettuale, piena e chiara conoscenza dei vari temi e problemi della vita e del sapere, spesso accompagnata da un' adeguata esperienza e da senso di responsabilità; stato tipico dell' età detta , appunto , matura;

3) Esame che uno studente deve sostenere alla fine di un corso di studi secondari superiori per il conseguimento del relativo diploma..

    Ci sembra lampante l'incoerenza fra il punto "3" e il "2". I 19 anni dei "diplomandi" non possono essere l' età di una persona  matura, dunque , le  espressioni : maturità classica, scientifica ecc sono state tutto un imbroglio linguistico , ma anche sostanziale con conseguenze negative soprattutto per quei giovani che  non sono passati all' università  ma hanno creduto veramente al diploma, magari conquistato anche con mezzi illeciti, come strumento che attestava una vera maturità sociale che però, in pratica non esisteva...

     Allora, come la mettiamo col 5 in condotta, o in altra materia, che impedisce di concorrere alla conquista di qualcosa che di fatto non esiste? Che senso ha parlare di premio al merito quando anche questo è solo un concetto linguistico E poi di che merito e di che premio si parla visto il significato ed il valore del diploma cartaceo che mette sullo stesso piano teorico chi ha "meritato" la sufficienza minima e chi, invece, ha raggiunto "l' ottimo" ?