COME SARA' GESTITA LA RAI NEI PROSSIMI 20 ANNI?

Se ne è discusso in un apposito convegno , "preparatorio" del nuovo "patto" , svoltosi l' anno scorso nella Sala degli Arazzi della Direzione Generale RAI di Viale Mazzini 14, per iniziativa dell'Università Telematica Internazionale Uninettuno di Roma, d'intesa con RaiSenior nell'ambito della "Settimana delle Scienze della comunicazione" promossa dall'Ufficio Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma. Dalla relazione illustrativa degli argomenti discussi abbiamo estrapolato le indicazioni che riteniamo più importanti sugli aspetti che saranno oggetto del rinnovo gestionale della RAI per i prossimi 20 anni.

                    La convenzione Rai 2016: un nuovo patto con gli italiani
           Uninettuno e RaiSenior aprono il confronto sul servizio pubblico di domani
                 Fonte : Testo pubblicato il 20 giugno 2014 sul sito web " l' INDRO"

""Due fatti pongono oggi la Rai al centro dell'attenzione. La decisione del Governo di sottrarle 150 milioni quale contributo alla finanza pubblica, da una parte, e l'approssimarsi della scadenza della Convenzione generale con lo Stato, nel 2016, dall'altra.
Tra le varie iniziative, sfociate anche nello sciopero del personale non giornalistico, si può segnalare un interessante convegno che ha avuto il merito di fare una puntualizzazione generale sul ruolo del servizio pubblico
Tra le varie iniziative, sfociate anche nello sciopero del personale non giornalistico, si può segnalare un interessante convegno che ha avuto il merito di fare una puntualizzazione generale sul ruolo del servizio pubblico .""

I personaggi intervenuti al convegno sulla base delle rispettive competenze hanno svolto relazioni con cui hanno affrontato il tema del rinnovo della convenzione tra Governo e Rai da "tutti i punti di vista fondamentali" che sintetizziamo con opportuni commenti.

1° Punto: Il nuovo rapporto ventennale Stato – RAI si ripropone come "convenzione" o si tratterà di un "bando aperto?" Appare evidente che si tratta di un aspetto importante sia dal punto di vista di una possibile conferma della "continuità dell'attuale situazione " , sia da quello di uno ""spezzatino, vale a dire la scomposizione delle prestazioni di servizio in vari adempimenti da affidare al "migliore offerente", che può essere Rai ma non necessariamente e non solo Rai.""

2° Punto : Una "scomposizione" del quadro radiotelevisivo? E' evidente che questa ipotesi comporterebbe il frazionamento dell' attuale gestione di tutti i ""servizi" fondamentali o comunque utili per il Paese "" a cui ora provvede solo la RAI . Le convenzioni, così , diventerebbero multiple con la conseguenza di una complessa e complicata situazione competitiva fra i vari "convenzionati"
Per questo motivo "" E' una impostazione che la Rai tende ovviamente a respingere con energia, privilegiando invece la strada del "rinnovo" di una Convenzione generale con la ridiscussione degli obblighi – e dei corrispondenti vantaggi – in essa previsti.""

3° Punto : L'ipotesi del "bollino blu"
""Un'altra ipotesi è quella che è stata chiamata del "bollino blu". Al di là del colore di questo contrassegno, esso dovrebbe distinguere i programmi finanziati dal canone a differenza di quelli sostenuti dalla pubblicità.""
La distinzione del finanziamento fra canone e pubblicità complicherebbe anche l' obbligo di rispettare le direttive europee sulla violazione della concorrenza che si creerebbe con le emittenti private. Queste, infatti, già ora si distinguono utilizzando solo la pubblicità. Il "canone" , dunque , conserva una funzione sulla quale dal 1938 (Regio Decreto 246) nessun governo è stato capace di intervenire in modo chiaro, corretto ed equo. Il problema sembra che si ripeterà anche con la prossima "convenzione" visto che il Governo , secondo il sottosegretario Giacomelli , avrebbe ipotizzato di rinviarne la soluzione.

4° Punto : Due punti da ripensare: la governance e il canone.
Si tratta dei due aspetti gestionali più importanti per la RAI, da affrontare con la nuova "Convenzione 2016 / 2036 "
""Riguardo la governance, cioè l'architettura di governo aziendale della Rai, occorrerebbe sottrarre gli organi sociali e l'insieme dell'azienda alle decisioni e all'influenza dei partiti. Finora, a partire dalla riforma del 1975, Bisognerebbe approfondire l'idea di una Fondazione che si interponga tra mondo politico e azienda.""
Ci sembra una superflua inutilità , passateci l' accoppiata, ricordare che l' idea di una gestione senza politica è la condizione richiesta e gradita da tutti i telespettatori. Sarà per questo che l'idea non sarà accettata dai partiti. E infatti , su L'Espresso del 4 dicembre scorso il giornalista Bruno Manfellotto scrive:

""La verità è che la Rai è da sempre il più attento termometro della temperatura politica del Paese: il governo va in crisi? E ci va anche la governance di viale Mazzini. Le maggioranze fibrillano? E fibrillano pure cda, dg e presidenti. E infatti da quando la Rai c'è, cioè da sessant'anni, sono sfilati ventiquattro presidenti, quindici solo nel ventennio berlusconiano, tre dei quali per pochi giorni appena e uno - Paolo Mieli - nominato e mai insediato. I direttori generali sono stati ventitré, quattordici dei quali dal 1994 a oggi. Tanti quanto i governi, uno più uno meno. In altre parole, sono rimasti in carica - in media - un anno e mezzo ciascuno, giusto il tempo di rendersi conto delle cose da fare e di essere sostituiti prima di prendere una qualunque decisione, o subito dopo averne annunciata una. ""      E conclude:
""Oggi Renzi ci riprova . Ma è ancora presto per capire se vuole per davvero cambiare verso, o la sua è solo una sofisticata arma politica per continuare la guerra con altri mezzi.""

Ecco perché, come abbiamo notato sopra, la RAI vuole restare unica concessionaria.

Per quanto riguarda il "canone" occorre essere più duri. Allo scopo di "costringere" tutti a non "evadere " il pagamento del canone, l' idea è quella di trasformarlo in tassa ,mistificandone il concetto linguistico sulla base di decisioni giurisprudenziali che si sono arrampicate sugli specchi per sostenere che, in fondo, la tassa è un tributo applicato ad un servizio di pubblica utilità. La proposta, però, non parla di tributo come la giurisprudenza , ma conserva il termine "tassa" falsificando il suo presupposto. Sostiene, infatti, come alcuni giudici, che si tratta e, quindi, deve diventare un " prezzo per un servizio veramente utile" da accettare come contropartita. di un servizio "richiesto " e "prestato". Noi , però riteniamo che un ""servizio veramente utile" ( finora, quindi, non è stato così) reso dalla RAI può essere pagato solo da chi lo richiede ritenendolo concretamente utile. A chi non lo richiede non può essere imposto né si può impedire il godimento dei servizi di altri fornitori.

La conclusione
"" Il tempo di riflettere su scelte di grande rilievo
Come si vede, siamo di fronte a una matassa di problemi di non poco conto, che richiedono quella riflessione radicale di cui il Convegno ha tracciato alcune linee fondamentali. Ed è proprio la complessità della materia – che a ben vedere esige un passo in avanti nella "democratizzazione" del servizio pubblico radiotelevisivo e dei servizi web collegati – che esclude l'ipotesi di un'anticipazione della sottoscrizione. ""

Noi concludiamo auspicando che la "riflessione radicale" sia foriera di saggi consigli e decisioni. Informiamo i lettori che torneremo sulla questione per chiarire due questioni : il anone e i provvedenti normativi. Chi volesse esprimere commenti può utilizzare l seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..