TREMONTI NON CI HA PENSATO - ARRIVA UN AIUTO DALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

 

 

Disinformazione o dimenticanza voluta? Nessuno ha pensato ai proventi possibili prevedendo nella “manovra” la tassazione dei “”redditi”” da prostituzione. Eppure la Corte di Giustizia della Comunità si è pronunciata, in merito, quasi un anno fa dichiarando tassabile la remunerazione delle prestazioni sessuali. Avremo ora un ultimo emendamento alla manovra? Sul problema, che si inserisce benissimo fra i prevedibili provvedimenti anticrisi, riprendiamo, dall’ Agenzia nuovo ABRUZZOpress> dell’ Editore Solfanelli , un intervento dell’ avv. Pimpini. Diciamo che non se ne farà niente perchè la questione assume tutte le caratteristiche della provocazione alla quale nessuno ha interesse a rispondere. Però l’ aspetto interessante è che della questione se ne comincia a parlare. Magari rispondendo alle domande poste dall’ autore.

 

 

Tassazione e prostituzione

di Antonio Pimpini

Una recente sentenza della Suprema Corte ha ribadito che i proventi derivanti da lavoro autonomo di cessione pro tempore del proprio corpo, non dichiarati fiscalmente, devono essere tassati sia ai fini irpef che iva.

Il caso: una ballerina di night, titolare di una retribuzione per tale mansione svolta alle dipendenze di un locale notturno, aveva intrapreso una collaterale attività di lavoro autonomo, riconducibile nello schema negoziale del do ut facias, ovvero, a seconda del canone ermeneutico applicato, del do ut des. A seguito di accertamenti tributari emergeva un rilevantissimo divario tra il dichiarato e le notevoli somme depositate in banca. Il fisco ha, quindi, attivato il recupero a tassazione. La contribuente insorgeva dinanzi alla giustizia tributaria, ottenendo sentenze favorevoli in I e II grado, nelle quali – sostanzialmente – si affermava che la presenza di somme sul proprio conto corrente non fosse, di per se, sintomo di evasione e, inoltre, trattandosi di proventi derivanti da attività illecita, non potevano essere sottoposti a tassazione. La Corte di Cassazione, sempre maggiormente attenta alle ragioni dell’erario rispetto alle istanze di giustizia sostanziale, ha ritenuto, in primo luogo, che l’onere probatorio dell’ufficio fosse stato correttamente evaso mediante l’accertamento della presenza di somme di denaro sproporzionate rispetto al dichiarato, dal quale conseguiva l’inversione dell’onere probatorio. Quindi, era onere della contribuente dimostrare la provenienza degli importi, presumendosi, diversamente, che le stesse erano somme evase da recuperare coattivamente in via di accertamento.

Il Giudice di Legittimità nazionale, richiamandosi ad una recente sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità europee del 20 novembre 2010, n. 268, ha ritenuto tassabili ai fini irpef e iva i proventi derivanti dall’attività di meretricio. La sentenza della Corte Europea, sulla quale ha fatto leva il Giudice di legittimità nazionale, si esprimeva così nel suo passaggio fondamentale: «una prestazione di lavoro subordinato o una prestazione di servizi retribuita deve essere considerata come attività economica ai sensi dell'art. 2 del Trattato CE (divenuto, in seguito a modifica, art. 2 CE), purché le attività esercitate siano reali ed effettive e non tali da presentarsi come puramente marginali e accessorie,» e che «la prostituzione costituisce una prestazione di servizi retribuita, che rientra nella nozione di attività economiche, demandando al giudice nazionale di accertare in ciascun caso, alla luce degli elementi di prova che gli sono forniti, se sussistono le condizioni che consentono di ritenere che la prostituzione sia svolta come lavoro autonomo, ossia: senza alcun vincolo di subordinazione per quanto riguarda la scelta di tale attività, le condizioni di lavoro e retributive, sotto la propria responsabilità, e a fronte di una retribuzione che gli sia pagata integralmente e direttamente.»

Ora, prima di porre alcuni interrogativi ai quali deliberatamente non si intende rispondere, riservando al lettore la possibilità di dibattere, occorre precisare che in Italia la prostituzione – come tale – non costituisce reato, mentre lo è lo sfruttamento. Ai sensi dell’art. 5 del cc, gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando sono contrari al buon costume e la prostituzione, senza ombra di dubbio, implica la ricorrenza di entrambi tali requisiti. Tuttavia, senza entrare nel merito del fondamento dell’imposizione secondo la normativa fiscale, l’importanza della decisione va segnalata poiché la Corte Suprema ha inteso addirittura superare la problematica dell’illiceità dei compensi da “meretricio”, per affermare che le somme ricevute a tale titolo sono espressione di una attività economica dove, a fronte di una prestazione, si ha una controprestazione monetaria. Da tale rilievo obiettivo e fattuale il passo per giungere all’applicazione del principio di cui all’art. 53 della Costituzione, è brevissimo. Anche la peripatetica deva pagare le tasse sulla base del reddito prodotto, tanto che la stessa potrebbe emettere regolare fattura, atteso che la sua attività va inquadrata tra i cd. “redditi diversi”.

Senza voler commentare la decisione, credo opportuno porre una serie di domande, lasciando al lettore la risposta:

1. Rilevato che si ha una presunzione di illiceità del provento quale conseguenza del solo accertamento di un corposo deposito finanziario in favore di un soggetto potenzialmente idoneo allo svolgimento di attività di meretricio, si è inteso dare ingresso ad una presunzione di prostituzione ?

2. Chi si rivolge ai servigi di una signorina dedita alla vendita del piacere attraverso la cessione del proprio corpo, se richiede l’emissione di regolare fattura può essere perseguito perché favorisce la prostituzione o è un bravo cittadino perché favorisce lo stato nell’incamerare proventi?

3. Che regime fiscale può applicarsi per i beni che sono strumentali all’esercizio dell’attività benemerita?

4. La condotta dello stato non si pone in contrasto con la famigerata legge Merlin che impedisce la registrazione di soggetti come prostitute (artt. 7 e 8 Legge Merlin)?

5. Lo stato, attraverso la pressione fiscale sulle prostitute, non diventa sfruttatore della prostituzione?

6. Che tipo di prova e quali accertamenti tecnici sono richiesti, sulla base dei principi tracciati dall’indicata sentenza della Corte Europea, per ritenere che vi sia attività professionale di prostituzione o invece occasionale, evidentemente sottratta alla pressione fiscale?

7. Non credete che la prostituta sia moralmente molto più rispettabile (oltre che più utile socialmente) dei politici che percepiscono rilevanti prebende per dissestare lo Stato italiano?