DOCENTI E CIRCOLARI

 

da  Il Centro del 18/ago/98

DOCENTI E CIRCOLARI MINISTERIALI
I BUONI MAESTRI POSSONO ANCHE CESTINARLE

Contro la "circolarite", provocata dalle disposizioni e dalle direttive pedagogiche della gerarchia amministrativa della scuola, c' è una sola medicina: "l' estratto di maestro".

di Raffaele Laporta

I maestri significativi.....

Un mio amico, direttore di un'antica rivista per la scuola, sta conducendo un'inchiesta fra quanti fanno il nostro stesso mestiere su figure di insegnante elementare che <siano state significative per la nostra formazione>. Gli ho risposto così: da bambino non ho avuto insegnanti elementari; esisteva (e forse esiste ancora) una norma sull'adempimento dell' obbligo scolastico che sostituiva alla scuola pubblica la "scuola paterna" (ora  l'art. 11, comma 2 del T.U 297/94 lo consente ai genitori che dimostrano capacità tecnica ed economica N.d.D.); il che voleva dire per me approfittare di tutte le occasioni familiari per imparare a leggere e a scrivere; e sul mandare a memoria le tabelline la famiglia era inflesibile. Al resto provvedeva la biblioteca di famiglia. La scuola elementare si materializzò una sola volta per gli esami d'obbligo, e mi divenne familiare solo con il ginnasio inferiore (la scuola media unica di allora, provvista di latino).

 

....li ho avuti da grande

Di insegnanti elementari ne ho avuti solo da grande. Li incontravo in occasioni in cercavano di mettere in comune le proprie esperienze e le proprie letture, per aiutarsi reciprocamente a diventare un po' più bravi. Erano molto diversi da quelli dei libri di pedagogia che avevo studiato, e anche dai ritratti ideali di un loro grande estimatore come Giuseppe Lombardo Radice: più modesti ma più vicini, più reali.

Il loro fascino

Non risolvevano, come nei libri, tutti i problemi didattici: di problemi ne avevano tanti, e poche soluzioni; ma le soluzioni le cercavano insieme, e qualche volta ne trovavano di buone. Il loro fascino stava proprio in questo cercare e (qualche volta)  trovare, e la loro prima lezione inconsapevole era che non si possono capire le grandi teorie dell' educazione senza aver prima capito come è fatto il lavoro quotidiano in una classe: anzi, senza aver provato a farlo, in molte classi e in molte situazioni e occasioni differenti. Da loro imparai anche che in molti casi, quando si è lavorato insieme, discutendo di alunni, di libri e lezioni, di orari e tecniche didattiche, di risultati buoni e creativi, una teoria dell'educazione non serve più a molto: servono certi modi di maneggiare le esperienze, di analizzarle, di cavarne qualche regola generale. Poi. molto poi, per collocare tutto questo  nel quadro di una cultura, della sua storia, si può ricorrere alla pedagogia e a tutte le sue teorie.

L' estratto di maestro

Potrei fare i nomi di queste maestre e maestri: molti scomparsi, qualcuno ancora vivo. Ma non potrei sceglierne uno, o due, o tre. La mia immagine di insegnante elementare li comprende tutti: è in un certo senso un estratto di maestro. Certo, la materia prima dell' estratto è di quella migliore, di persone ricche di fervore, inventiva, senso pratico, di intelligenza degli altri, e in particolare di quella dei bambini: una immagine che ne sovrappone tante; qualcuna molto colta, allieva di grandi figure dell' educazione, qualcun'altra mai uscita dalla sua scuoletta di paese, tranne che con l' immaginazione sollecitata dalle letture.

La lezione

Forse la lezione più importante ricevuta dal mio estratto di maestro sta nel tenere a debita distanza le disposizioni, le norme, le "direttive" pedagogiche rovesciate nella scuola dalla gerarchia amministrativa. Una volta si parlava in proposito di libertà didattica degli insegnanti (vedi la Costituzione, art. 33, riscritta dagli alunni di 4^ e 5^ elementare), oggi si potrebbe parlare di autonomia delle scuole. Non dico di ignorarla, tutta quella roba, ma di passarla all'esame della propria esperienza sì, e di evitarla motivatamente quando non si innesta in essa. Se chi manda le "direttive" fosse addestrato dagli insegnanti a riflettere sulle loro osservazioni e a tenerne conto, sotto pena di essere cestinato, da una collaborazione del genere nascerebbe una didattica valida molto più di quella dei libri: perchè riuscirebbe ad essere una specie di sintesi fra concetti in molti casi validi solo in astratto ed esperienze in molti casi sufficienti a renderli concreti, con gli aggiustamenti necessari. So benissimo che i maestri  non sono tutti tanto bravi da imporre un tale esercizio a chi li conosce solo da lontano, e da lontano vuol dirigere la scuola. Ma di bravi, di veramente bravi, ce n'è parecchi. I miei maestri erano così. Io sono stato fortunato: sono stato educato bene.
 


IL COMMENTO

Dando atto al prof. Laporta di aver messo il dito su  UNA " piaga" di non facile guarigione, voremmo risalire di un gradino la "gerarchia" della "bravura" per suggerire, insieme all"estratto" di maestro, anche l' uso del  "concentrato" (magari doppio) di Direttore didattico, e, perchè no? anche di Preside. E sì, perchè il rimedio  dell' estratto, secondo noi,  non vale solo per la scuola elementare, ma per tutti gli ordini e gradi di scuola, compresa  l'Università. Personalmente possiamo dire, senza presunzione, ma con orgoglio, che durante la nostra attività di Direttore abbiamo  sempre cercato di evitare la diffusione di "direttive" e circolari inutili, se non dannose. Se gli attuali nuovi Dirigenti si impegnassero non a copiare e trasmettere senza alcun commento le Circolari ministeriali e provveditoriali, ma a leggerle con occhio professionale scartando tutto il non necessario e assumendosi le responsabilità connesse, anche di fronte alla gerarchi, il problema posto dal prof. Laporta perderebbe molto della sua drammaticità. Ma dove sono i Dirigenti disposti a gestire la vera autonomia nella e della scuola? Non per niente la tanto sbandierata autonomia  è solo virtuale:  ciò che ora si autorizza con enfasi  era, di fatto,  già possibile dal 1974 utilizzando bene i Decreti delegati. (N.d.D.)