LO STATO E LA CHIESA

 

da " Il Centro" del 28/ ott./ 98

I cattolici italiani e il senso dello Stato

di Raffaele Laporta

Presentazione

Questo intervento del prof. Laporta avrebbe potuto e dovuto trovar posto nel contesto del periodico dedicato al settore "POLITICA E DINTORNI". Abbiamo preferito tenerlo nel contesto dell'esperto scolastico perchè, sia pure con una sola  "battuta conclusiva", il pedagogista abruzzese ha voluto richiamare l' attenzione  in maniera implicita, ma chiara ed evidente, su una problematica di grande attualità che sta dividendo non solo i politici, dentro e fuori il Parlamento, ma anche l'opinione pubblica intesa come massa di gente che scende in piazza sia per sostenere che per contrastare  la cosiddetta "parità scolastica".

L'autore, infatti, dopo aver definito come ingerenza negli affari interni di altro Stato la critica vaticana sull' incarico a D'Alema, quale effetto di una evidente carenza nei cattolici del "senso dello Stato", lancia un messaggio preciso e chiaro: finchè la Chiesa non affiderà le proprie scuole a persone cattoliche si, ma sicuramente liberal-democratiche e rispettose della nostra Costituzione (tipo Moro e Bachelet) il problema storico del "conflitto" fra scuola privata e scuola statale non si risolverà. (N.d.D.)

 

Scalfaro e la Citta' del Vaticano

    A bocce ferme e a menti riposate si può riflettere sull'aspetto che più di ogni altro ha suscitato dibattito nella conclusione della vicenda governativa: la designazione del segretario di un partito ex-comunista a presidente incaricato. Qui non è in discussione la scelta del Presidente della Repubblica, costituzionale e obbligata, ne il milione di "no" raccolto in piazza contro di essa, formalmente legittima. Si discutono le reazioni pervenute da uno "Stato amico" che abbiamo in casa: lo Stato della Città del Vaticano.
    Va riconosciuto alla stampa della Cei almeno il merito di non considerare "clandestino" il nuovo governo, come altre forze di opposizione. Quel che si puo' discutere e' il suo giudizio: D'Alema e alcune delle forze che lo appoggiano sono stati comunisti; e qualcuno in esse dice di esserlo ancora. Non si doveva chiamare D'Alema a governare il Paese, anche se raccoglie una maggioranza in Parlamento.  

Secondo quella stampa queste critiche non erano ideologiche, ma "laiche". Forse è così: in queste occasioni si deve accettare il fatto che il regime liberal-democratico è tale che anche chi non lo condivide puo' utilizzarne i vantaggi. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ha scritto: la Chiesa vive a suo agio in un regime liberal-democratico, ma non è divenuta liberaldemocratica nella sua vita interna: Intransigenza e modernità. ( La chiesa cattolica verso il terzo millennio, Bari, Laterza, 1996). Ci sono pochi dubbi che la Cei faccia parte della vita interna e non liberal-democratica della Chiesa, e che le sue critiche al Presidente della Repubblica nascano in quella. Ma è anche vero che un vescovo cittadino italiano nella nostra liberaldemocrazia può chiamarsi "laico" quando porta quelle critiche in Italia.   

In questa occasione la Chiesa pero' è andata più in là. L'Osservatore romano, ha criticato il Capo dello "Stato amico" nel medesimo tono. L'Osservatore non è un giornale italiano, è voce autorevole e autorizzata dello Stato della Città del Vaticano. Ha trodotto la critica cosi': "A cinquant'anni dalla sofferta vittoria della libertà e democrazia contro il comunismo, il capo dello Stato affida il preincarico a un uomo dell'apparato dell'ex Pci". Viene da domandarsi: vittoria della libertà e della democrazia, dove? nella Città del Vaticano? No, lì vige la teocrazia. Il Capo dello Stato: quale? il Papa? No: il "Capo dello Stato" per l'Osservatore è quello di un altro Stato dell'Italia.

Ingerenza negli affari di altro Stato?

    Come si spiega questa ingerenza contraria al diritto internazionale nella politica dello "Stato amico"? Si spiega con una dottrina millenaria che di questi tempi è riassunta così: "La sovranita' civile e' stata voluta dal Creatore perchè regolasse la vita sociale secondo le prescrizioni di un ordine immutabile nei suoi principi universali": di quest'ordine è interprete la Chiesa, poichè  "non è chi non veda come l'affermata autonomia assoluta dello Stato si pone in aperto contrasto con questa legge immanente e naturale" (Pio XII, Summi Pontificatus).
    Perciò mentre lo Stato nei rapporti con la Chiesa deve rispettare i Trattati che li regolano (e la Chiesa di recente li ha fatti valere nei confronti di un cardinale inquisito dalla giustizia italiana), per essa quei patti in certi casi non valgono: il Presidente della Repubblica italiana certe cose non deve farle.
    La risposta del Presidente perciò è stata esemplare. Lo è stata soprattutto per tutti i cattolici italiani. Per chi creda nella laicità dello Stato la risposta non puo' essere che quella della Costituzione: "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ognuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani": il Capo dello Stato che designa un presidente del Consiglio è indipendente e sovrano. Chi non lo capisce non ha il senso dello Stato.

Scuola e senso dello Stato

    Per molto tempo i cattolici sono stati accusati di questo: non hanno il senso dello Stato, credono di poterlo sottomettere al magistero della Chiesa. Per fortuna questo non è sempre vero: sono ormai molti i cattolici osservanti che, messi dalla fiducia popolare a maneggiare i meccanismi della Costituzione, ne hanno assimilato la logica e i principi: ne sono stati e ne sono gli interpreti e i difensori, talvolta a prezzo della vita, come Moro e Bachelet. A costoro, sereni custodi della pace fra Stato e Chiesa, vanno rivolte gratitudine e speranza. Quando saranno divenuti maggioranza fra i cittadini cattolici e ad essi saranno affidate le loro scuole, forse un nostro storico problema sarà risolto.