LA SCUOLA AL GIRO DI BOA

 

POLITICA  SCOLASTICA

""PER UNA SCUOLA PROMOTRICE DI LIBERTÀ""

CONVEGNO PROVINCIALE DEL 27 APR. 99 ORGANIZZATO A CHIETI DAL DIPARTIMENTO PUBBLICA ISTRUZIONE DI FORZA ITALIA

RELAZIONE DI APERTURA

" LA SCUOLA AL GIRO DI BOA "
"La riforma Berlinguer : i punti cardine e le proposte di Forza Italia"

di Nicola Scipione
 

Premessa

L' idea di democrazia esige la soluzione di numerosi problemi pedagogici.

<< Dare a tutti gli uomini i mezzi perché possano provvedere ai propri bisogni, assicurare il proprio benessere, conoscere e realizzare i propri diritti, capire ed assolvere i propri doveri; garantire a ciascuno la possibilità di migliorare il proprio lavoro e la possibilità di adempiere ai doveri sociali che la legge assegna a tutti; sviluppare in pieno la capacità che la natura ha dato ad ogni individuo e in tale modo realizzare l' eguaglianza politica che la legge sancisce: questi dovrebbero essere i primi scopi dell' istruzione elementare. Da questo punto di vista, siffatti scopi rappresentano per le autorità pubbliche un dovere di giustizia.>>

 

    Così parlava nel 1792 il filosofo e pedagogista francese Condorcet , nel contesto della sua azione politica, nell' Assemblea legislativa francese, mirata a dimostrare che il diritto all' istruzione scaturisce dalla stessa essenza della libertà .

    Abbiamo voluto utilizzare la citazione come apertura perchè l' affermazione appare di una attualità sconcertante. Nel prosieguo utilizzeremo altre citazioni di pari attualità.  

Prima di analizzare l' attività riformatrice del Ministro Berlinguer, ci sembra doveroso chiarire il senso del tema che stiamo per affrontare, ed in particolare il titolo di questa relazione; ancora prima , però, occorre precisare che questo convegno fa parte di un piano di iniziative con cui F. I. sta divulgando in tutte le provincie le sue idee sulla struttura e le finalità del servizio scolastico nazionale.

Perché, dunque, la scuola al giro di boa? Sostanzialmente per due motivi, diversi ma convergenti. 

1) - La scuola come struttura giuridico-organizzativa, nonché il suo rapporto con la Società e lo Stato sono oggetto di problematiche che risalgono, abbiamo visto, a 200 anni fa , per non andare oltre. Finora , però, non risulta che siano state adottate le soluzioni opportune, elaborate, non su commissione, da numerosi ed autorevoli filosofi, pedagogisti , studiosi ed esperti di questioni scolastiche e politico-sociali. Forza Italia crede che ora sia giunto il momento di un impegno serio ed ineludibile nel settore più delicato della società , quale è la scuola.


2) - C' è poi un problema specifico proprio della scuola nella sua funzione istituzionale, la cui soluzione , a nostro avviso, appare propedeutica ad ogni riforma scolastica: ci riferiamo alla confusione concettuale che caratterizza l'uso della terminologia specifica quando si parla o si scrive sulle attività connesse alla scuola; anche questo aspetto , nonostante i tentativi fatti per definire un glossario di riferimento univoco, è rimasto ignorato e continua a generare confusione nella definizione , nella applicazione e nei risultati delle stesse riforme .A conferma di quanto sopra consentitemi, come ho accennato, di far ricorso , oltre che a Condorcet, anche a altri due pedagogisti, nonché studiosi ed attenti osservatori dei fenomeni socio- culturali connessi alla scuola. Il primo , Sergio Hessen, nato in Siberia e morto in Polonia nel 1950; l' altro chietino , scomparso prematuramente 6 anni fa, Giustino Broccolini, docente universitario a Perugia , che ora riposa nel cimitero di Chieti. 


Del primo riporterò alcuni passi di due opere pubblicate in Italia alla fine degli anni 50: ""Scuola democratica e sistemi scolastici"" e ""Fondamenti filosofici della pedagogia"", inserendoli , man mano , come apertura degli argomenti appropriati. Vedremo ,così, come tutti gli attuali e più scottanti problemi siano stati affrontati e , in teoria , anche risolti, 60 anni fa: autonomia, scuola privata, formazione professionale, cicli scolastici, obbligo, controllo e valutazione ecc. Dispiace constatare, invece, come tuttora la gestione della politica scolastica continui a non tenere in considerazione le idee e le proposte degli specialisti del settore , mentre ha sempre usato la scuola a fini di potere.   

Forza Italia affrontando questa problematica ha dunque il merito di aver iniziato una battaglia sulla politica scolastica storicamente ferma all' anno 48 quando l' Assemblea costituente recepì i concetti base del ruolo e della funzione riconosciuti alla scuola di uno Stato democratico. Da allora, però, la politica scolastica della prima repubblica non ha mai dato ai problemi una soluzione coerente ai bisogni che la scuola ha evidenziato in maniera sempre crescente. Gli interventi ed i provvedimenti adottati , salvo rare eccezioni, sono sempre stati parziali e funzionali solo alle forze politiche e sindacali.

    Di Broccolini cito solo l' ultima opera (purtroppo postuma) : " Problemi pedagogici della società contemporanea " in cui l' autore fa rilevare, nel più ampio contesto delle problematiche affrontate, la confusione interpretativa che tuttora regna negli ambienti culturali ed operativi della nostra scuola sui concetti basilari della pedagogia e della didattica ; confusione che condiziona in negativo , l' attività, lo sviluppo e, quindi, la riforma della scuola stessa.

    Se riflettiamo, infatti, su quanto si va dicendo e scrivendo dal 1970 , per non risalire oltre, si può notare che, ad esempio, molti termini, quali : istruzione, educazione, formazione ,curricolo, programma, programmazione, finalità, fini, obiettivi, mete ecc. vengono usati troppo spesso, e impropriamente, come sinonimi, confondendo le idee a chi studia ed opera per la scuola e nella scuola. I documenti ed i testi legislativi e ministeriali sono pieni di queste "sinonimie". Occorre , dunque, che qualcosa sia fatta anche in questo senso.

    Cambiando angolo di osservazione ci accorgiamo, inoltre, che la legislazione scolastica italiana, dal 1860 ad oggi, ha registrato una progressiva evoluzione in senso democratico; dal 1973, però, l' attività normativa anziché consolidarsi come strumento di libertà e democrazia , ha imboccato la strada del riformismo ad ogni costo , caotico e deviante, che, con un pizzico di malizia può essere visto come strategia, mascherata da apparente democraticità, mirata , però, prima a demolire per poi ricostruire su nuove fondamenta ideologiche e culturali.


    E' azzardato pensare che Berlinguer sia stato preposto a questa operazione ? L' ipotesi è confermata da molte iniziative che non si spiegano diversamente . Dietro l' apparente disordine dei suoi interventi è possibile, infatti, immaginare un disegno generale di cui vanno scoperte e neutralizzate le fonti ideologiche e politiche, anche al fine di far uscire gli operatori scolastici dal disorientamento in cui sono stati cacciati dalla raffica di riforme sbagliate degli ultimi 30 anni. Fra questi primeggiano i Decreti delegati del 74 che, in modo avventato ed improvvido, hanno chiamato genitori e forze sociali a cogestire dall' esterno, senza alcuna preparazione , il vuoto economico e strutturale delle istituzioni scolastiche . Lo sfascio è sotto gli occhi di tutti e Berlinguer vorrebbe rimediare ristrutturando tutto il sistema in maniera autoritaria e demagogica , oltre che contraddittoria e confusa nelle finalità, combattuto com'è fra la pedagogia gramsciana e sovietica del 58 e la loro evidente improponibilità nel nostro sistema democratico.

    Si tratta , insomma, di una vasta ed ambiziosa operazione di riordino morbido , inserendo un tassello alla volta, in un quadro generale che il Ministro ha ammesso di avere, ma che non ha volutamente pubblicizzato nè ufficializzato per evidenti ragioni politiche, e ciò in quanto l' idea di fondo che si evidenzia nelle proposte degli attuali pensatori di sinistra collaboratori del ministro, è ancora quella di un uomo e di una società omologati al solo concetto materialista ed egualitario della vita, ammantato da una socialità equivoca e non convincente. A tal fine il terreno è fertile poiché si fa affidamento sullo sbandamento del mondo scolastico, voluto, progettato e realizzato dalla cultura pedagogica "progressista" ; e ciò , purtroppo, nella sostanziale indifferenza di tutte le forze politiche consociate della 1^ Repubblica; l' attuale fervore riformistico, insomma , si presenta come l' epilogo di una strategia che viene da lontano , e la fretta con cui si sta lavorando lascia adito a molti dubbi.

    In tale contesto va inquadrato l' intervento di F.I. che ha promosso e sta realizzando una vasta azione di contrasto propositivo suscitando un ' ampia discussione pubblica mirata a smontare l' enfatica e disordinata divulgazione delle iniziative ministeriali , presuntuose e demagogiche, spesso contraddittorie e bugiarde ,ma , soprattutto, prive di quei valori storico - culturali su cui si fonda una società autenticamente democratica. In tal senso testimonia anche l' azione politico-parlamentare dell' on.le Aprea, responsabile nazionale del dipartimento P.I., che con le numerose iniziative parlamentari e di partito ha movimentato l' iter delle riforme ottenendo anche significativi accoglimenti da parte della maggioranza. 
 

Contrariamente alle iniziative ministeriali, infatti, F.I. punta pubblicamente e senza infingimenti, su tre concetti basilari che non hanno trovato mai posto nelle gestioni centraliste della scuola:

  • A) la vera e concreta promozione della libertà innata nella persona, con tutti i diritti alla sua esplicazione;
  • B) l' autonomia della scuola da ogni condizionamento, gestionale, ideologico e politico dello Stato, degli Enti locali e di ogni altra forza interessata;
  • C) l'abolizione del monopolio scolastico statale;

    Sono queste, a nostro avviso, le condizioni perché la scuola si faccia promotrice di libertà ; la loro attuazione, però , richiede una svolta radicale nella gestione del sistema scolastico nazionale che abbiamo paragonato ad un "giro di boa" , inteso non come ritorno al punto di partenza ma come deciso cambiamento di rotta verso mete più alte e qualificate di istruzione, educazione e formazione.

    Precisando, ovviamente, che i due autori citati non sono i soli ad aver affrontato la questione della scuola in rapporto sia alle finalità dello Stato che alle esigenze degli individui come persone irripetibili, non possiamo ignorare due recentissime raccolte di documenti che indirettamente confortano l' azione di F.I.

    Il primo si intitola "Un volto o una maschera? - I percorsi di costruzione dell' identità ". Si tratta di un rapporto a più mani, promosso e patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Affari sociali , curato dal Centro naz.le per la tutela dell' infanzia, distribuito agli enti pubblici nell' agosto 98 e non in vendita. Il volume raccoglie interventi ed indagini di pedagogisti, psicologi, sociologi e studiosi vari mirati ad individuare le origini del disagio sociale che nel nostro tempo sta travolgendo tutti, in senso verticale, dai neonati ai vecchi.

    Consentitemi di dire che se il Ministro avesse letto questo lavoro probabilmente avrebbe progettato le riforme in maniera molto diversa .Ma probabilmente il suo interesse politico è un altro..

    Il secondo invece è costituito da un' agile raccolta di sei messaggi che l' Arcivescovo di Chieti , Mons. Menichelli , ha indirizzato ai giovani e nello stesso tempo a tutti gli operatori scolastici della Diocesi. Il titolo dice tutto : " Primo : educare ". Vi si leggono riflessioni, sollecitazioni, consigli, richiami ai valori della persona, nei quali il concetto di educazione , come promozione delle potenzialità innate della persona, non offre possibilità di equivoci sulla funzione della scuola come promotrice di libertà. 
 

Gli aspetti particolari

    Passiamo ora ad alcune delle riforme che costituiscono i tasselli del mosaico generale di una scuola rinnovata, il cui disegno globale starebbe, per sua stessa ammissione, nella mente del Ministro ed in quelle dello staff di "teste d' uovo" trasferite in Viale Trastevere da Botteghe Oscure. Cominciamo dagli interventi codificati e già operativi. Delega agli enti locali

<< ... Gli organi dell' amministrazione locale, che sono i più vicini alla scuola, tenendo conto proprio delle condizioni locali, possono rendere ancora più concreto codesto compito (quello assegnato dallo Stato alla scuola) e non già un modello da prescrivere>>.

   Così scriveva S. Hessen nel 1935. Ora , invece , cosa sta accadendo?

    Col D. Legs. 112/98 , attuativo della riforma Bassanini , sono state conferite alle Regioni ed agli altri Enti locali competenze in materia di "istruzione scolastica" .prima assolte dallo Stato .

    Senza entrare nei particolari va detto che con tale decentramento, la scuola è stata messa, pari-pari, nelle mani degli Enti locali. Ma questa operazione ha già dimostrato il suo primo effetto negativo con il dimensionamento della rete scolastica sul territorio; comuni e provincie, hanno fatto e disfatto senza tenere in alcuna considerazione i pareri e le osservazioni delle rappresentanze scolastiche all' interno dell' apposita Conferenza provinciale. Proteste e ricorsi avverso le decisioni provinciali , prima, e regionale ,dopo, si sono verificati in tutte le provincie abruzzesi , ma anche in quasi tutte le Regioni italiane, . Tale nuova dipendenza, che ricorda le scuole comunali degli anni venti, lungi dal facilitare l' autonomia che dovrebbe scattare l'anno prossimo, creerà maggiore disagio alle istituzioni scolastiche in rapporto alla disponibilità economica e culturale , alla partecipazione ed alla volontà politica delle singole Amministrazioni che tutti sanno essere diverse da comune a comune. Al di là di un apparente federalismo, pur accettabile, andrebbe discussa e meglio approfondita l' ambigua posizione in cui viene a trovarsi la scuola collocata fra la propria autonomia gestionale e la dipendenza di fatto totale dagli Enti locali.

    Forza Italia, comunque, ha già preso posizione a sostegno della specificità e della competenza del personale scolastico, a sua volta connessa ad una attività professionale che deve mirare alla promozione di personalità libere , autonome e responsabili. Lo Stato e gli Enti locali, invece, hanno di fatto ignorato la competenza acquisita dal personale per specifica esperienza professionale, giudicandola irrilevante ai fini del dimensionamento.

    A nostro avviso, pertanto, la questione andrebbe riesaminata con molta attenzione , tenendo conto che la globalizzazione dei mercati , della cultura e delle comunicazioni non ha bisogno di una scuola appiattita sugli ambienti locali, ma di una promozione culturale di livello internazionale.



L' autonomia

    <<...siccome il processo culturale richiede libertà e creazione......e deve muovere dalla personalità del bambino ...essa (la scuola) deve difendersi dalla sorveglianza tutelare e meccanica dello Stato, che vi persegue solo i propri interessi di potenza.....Una giusta impostazione dell' amministrazione statale scolastica, fa sì che lo Stato affidi alla scuola un compito, alla cui soluzione ogni scuola possa lavorare in modo indipendente. La scuola, infine, non deve limitare la libertà dell' insegnante con modelli bell' e pronti, ma solo fargli risolvere un compito che prenda le mosse da tutta l' impostazione di una data scuola . >>       Così Hessen nel 1935.

    Dal primo settembre del 2000, salve le iniziative di sperimentazione che possono partire anche da subito, le istituzioni scolastiche uscite dal dimensionamento già approvato dalle Regioni, dovrebbero adottare in via definitiva le proprie gestioni autonome sulla base dell' apposito Regolamento presidenziale.Tale documento non può essere esaminato in questa sede con una analisi esaustiva di tutti i suoi aspetti; ci limiteremo a richiamare l' attenzione su quelli basilari , che a nostro avviso, non mancheranno di creare confusioni e disagi applicativi.

    Va notato anzitutto l' aspetto burocratico normativo: per la sua corretta applicazione il Dirigente scolastico deve rifarsi a ben 20 disposizioni di legge precedenti che rimandano a 36 disposizioni applicative, che a loro volta richiamano altre disposizioni. Una serie di scatole cinesi che non renderanno facile la gestione di un' autonomia riferita a tre grossi settori : il didattico, l' organizzativo e quello delle funzioni amministrative che prima erano degli Uffici ministeriali e provinciali.

    Sui primi due settori si può dire , con una battuta , che l' autonomia è solo virtuale dal momento che vengono concesse possibilità già previste da precedenti normative le quali , in pratica, restano tutte confermate proprio come possibilità e non come obbligo funzionale ad un progetto innovativo generale. Sul terzo basta dire solo che il provvedimento più che renderle autonome appesantisce l' attività delle scuole scaricando sui loro uffici , già in crisi di personale e di strutture, tutta una serie di competenze burocratiche nelle quali F. I. ha ravvisato giustamente , più una imposizione di decentramento burocratico che non un riconoscimento di autonomia. Come già accennato, insomma, si corre il rischio, per una malintesa suggestione federalista , che il baricentro della gestione scolastica si sposti verso gli Enti locali creando un pericoloso localismo culturale, oltre che una dannosa discriminazione scolastica territoriale.

Ancora alcune osservazioni veloci, per ragioni di tempo.

    - Paradossalmente la definizione di autonomia data col primo comma dell' art. UNO si presenta più come un provvedimento tecnico mirato non tanto a perseguire con maggiore efficacia le finalità istituzionali della scuola , quanto a rendere effettive e consolidare le funzioni statali trasferite agli Enti locali quali nuovi gestori del servizio scolastico.

    - Ancora paradossalmente, per chiarire un concetto già accennato, il ripetuto richiamo al rispetto della libertà (educativa, di insegnamento, di scelta, di programma, di progetto ecc.) rafforzato dal ricorrente uso del verbo potere (si può: adottare, programmare, diversificare , promuovere, prevedere, stipulare ecc. ) potrebbe essere vanificato sia dal "potere-libertà di non fare", offerta dallo stesso verbo, sia dagli impedimenti di varia natura , comprese le possibili inadempienze di molti Enti locali, che non consentiranno l' esercizio della libertà pure a chi volesse esercitarlo.

    - Terzo paradosso; l' esercizio della autonomia viene concesso e reso efficace mediante un provvedimento normativo di esecuzione , il Regolamento, appunto, giuridicamente ineccepibile ma che in pratica somiglia molto alla impostazione generica e sfumata di una Direttiva. Casualmente o volutamente, infatti, nel contenuto normativo si evidenzia una serie di ambiguità interpretative la cui soluzione rimbalzerà dalla periferia al centro , tramite, nel nostro caso , la sperimentazione , per cui le redini saranno sempre nelle mani del vertice che , in barba all' autonomia, non perderà mai il controllo della situazione. Tanto per cominciare vogliamo sollevare subito un caso : dalla lettura del 4° comma dell' art. due si evince che la terminologia usata , volutamente unica, non consente di segnare i confini fra la scuola dell' obbligo e il grado successivo.

    Forza Italia, oltre alle osservazioni avanzate durante la discussione parlamentare, sta predisponendo le opportune azioni mirate ad evitare le applicazioni demagogiche, distorte e fuorvianti del Regolamento nonché a correggere le ambiguità sopra descritte con proposte operative di modifica .

    Passando ai provvedimenti in via di definizione cominciamo con la parità statale - privato.
  

Parità

    <<....... il principio dell' obbligo alla frequenza scolastica e del controllo totale della scuola da parte dello Stato non porta né al monopolio statale della scuola, né all' esclusione dell' iniziativa privata. Al contrario, la libertà d' insegnamento può rimanere in un certo senso illimitata, e l' esistenza della scuola privata crea un desiderabile contrappeso alla scuola statale, sempre minacciata dal pericolo della meccanicità. >>
<< In realtà il principio della frequenza scolastica obbligatoria presuppone non solo un ' attività indipendente dello Stato per organizzare e mantenere le scuole e gli istituti relativi, né solo lo stanziamento di larghi aiuti finanziari a favore della scuole private, in quanto (queste) si assumono degli obblighi che graverebbero sullo Stato stesso; >>   Così ancora S. Hessen .

Dal 1935 facciamo un salto al 21/ aprile 99 per due notizie

    Il Parlamento Europeo discutendo una petizione dell' AGESC a favore delle scuole private in Italia, prende atto, in seguito ad un ' indagine della Commissione europea, che l' Italia è il paese dove i finanziamenti pubblici alle scuole private sono i più bassi della Comunità; crediamo che l' on.le Viceconte ci dirà qualcosa di più.A Roma, invece, nello stesso giorno, è successo che il Comitato Ristretto della 7a Commissione Istruzione del Senato ha presentato i primi tre articoli del testo unificato delle proposte sulla parità scolastica, suscitando la reazione del Polo per l' eccessivo numero di vincoli previsti per ottenere la parificazione. Il Polo ha minacciato di ostacolare il percorso della riforma dei cicli scolastici.  E torniamo a noi.

    Abbiamo accennato prima che anche la vicenda del tormentato rapporto tra scuola statale e privata viene da lontano. Dopo il Concordato del 1929, la questione ha trovato un "nobile" compromesso nella Costituzione del '48. In essa si afferma la piena libertà per le scuole private, con diritto alla parità, cioè ad una pari dignità giuridica e formativa con le scuole statali, a patto, si precisa , che ciò avvenga "senza oneri per lo Stato". Intorno a questa enunciazione si sono accese polemiche politico-ideologiche risolvibili solo con la modifica degli artt. 33 e 34 .

    Durante la prima repubblica il problema è stato rimosso, ma non risolto, collocandolo nella logica del bipartitismo imperfetto. Governo ed opposizione si sono divisi i ruoli sapendo ognuno fin dove era lecito "spingersi". Ora, però, il problema non appare più eludibile, dato il diverso rapporto fra maggioranza e opposizione; la prima , da parte sua , pur avendo ideologicamente maggior interesse a curare il più esteso sistema scolastico statale, vuole comunque risolvere il rapporto statale / privato con una soluzione onorevole per tutti , ma che non faccia perdere allo Stato il potere di autorizzazione e controllo.

    Nel contesto della polemica l' attività di F.I., pur convergendo con le proposte delle istituzioni e delle associazioni cattoliche, o che comunque si ispirano ai principi della religione cristiana, ha assunto un significato di particolare valenza politico - sociale. Le motivazioni di F. I., infatti, sono applicabili a qualunque iniziativa privata che voglia contribuire allo sviluppo della persona e della libertà per mezzo della scuola.

    Non sappiamo, invece, dove potrebbe andare a parare l' interesse delle cooperative rosse che, inserendosi nell' apparente contrasto fra lo Stato e la Regione Emilia Romagna per il rigetto del finanziamento regionale delle scuole materne private, hanno posto la loro candidatura ufficiale a gestire scuole private con finanziamento pubblico.

    L' interesse per il settore scuola da parte delle cooperative emiliane era ed è ancora noto a pochi. Ma noi sappiamo che già da tempo, in attesa della Legge in discussione,, starebbero non solo attrezzando i locali in tutte le provincie , ma addirittura selezionando il personale.

    La cosa , d'altra parte , non sorprende più di tanto, dal momento che il principio dell'integrazione dei sistemi formativi statale e privato, era già previsto nel programma dell' ex Ulivo ( consentitemi una battuta di attualità); i relativi dettagli, però, elaborati in sedi molto ristrette erano e sono a conoscenza di pochi.

    Nel 96 , però, un'apposita commissione di esperti ebbe l 'incarico di studiare la questione. Nel documento finale, che nel 97 fu la base del disegno di legge in discussione, si leggono argomentazioni che preludono al riconoscimento della parità statale-privato con provvedimento di legge; vi si argomenta infatti: - che la scuola privata può essere riconosciuta pubblica, a condizione che assicuri un servizio educativo e formativo valido per l' intera società, anche se con distinti progetti educativi; - che il privato riconosciuto pubblico può accedere al finanziamento statale purché dimostri, anche se con opzioni educative diverse ed originali , di perseguire, in un contesto pluralistico, e nel rispetto della libertà di apprendimento e di insegnamento , la formazione di uomini liberi e dotati di autonomia critica. Il tutto in un contesto di integrazione delle rispettive esperienze , ed il gioco sarebbe fatto. Non resta che attendere.

    A questo punto si potrebbe osservare che la posizione di F.I. corrisponde a quella del Governo . Ma di fatto non è proprio così. La differenza sta nella diversa concezione della libertà e della democrazia.

    Intanto va detto che F.I. è stato l' unico partito che ha fatto della scuola e della parità, in particolare, oggetto di assidua attenzione con numerosi interventi parlamentari e la pubblicizzazione del problema fuori del "palazzo". Va detto, inoltre, che proprio nel clima favorevole alla parità la funzione e l' azione di F.I. acquistano una valenza particolarmente delicata perché l' impegno è quello di vigilare sul testo normativo che si sta elaborando per evitare che con esso si conservi subdolamente allo Stato una egemonia culturale su tutte le scuole pubbliche , statali e paritarie . La sua azione, cioè, deve evitare che si realizzi l' omologazione già teorizzata da Gramsci , il quale nei suoi quaderni scriveva: "le società civili si conquistano e si mantengono attraverso la conquista delle loro coscienze." E tutti sappiamo che Gramsci sta ancora nel cuore e nei pensieri di Berlinguer. 
 

La riforma dei cicli scolastici

    Si tratta del primo impegno assunto dal Ministro P.I. ,in sede di accordo per il lavoro del 96, finalizzato ad innalzare il livello di istruzione e formazione del popolo e di raccordare fra loro scuola , formazione e lavoro. La riforma , quindi, dovrebbe costituire la cornice in cui collocare tutti i tasselli innovativi : l 'autonomia; -la formazione del personale; - lo sviluppo delle tecnologie; - l' integrazione scuola - mondo del lavoro ; - la valutazione del sistema scolastico; - la formazione post- universitaria ; ecc.

    Il relativo disegno di legge, invece, sta avanzando faticosamente e senza priorità su altri provvedimenti ( la parità , la formazione professionale, la valutazione , la riforma degli organi collegiali, ecc.).

    L' immagine complessiva , dunque, è quella di una gran confusione da cui non emerge quel quadro generale che il Ministro dice di aver ben chiaro in mente. Il progetto, inoltre, evidenzia una carenza di fondo : le proposte innovative appaiono elaborate senza tener conto sia degli schemi classici della psicologia dell' età evolutiva, sia della mutata condizione della vita psico- affettiva e relazionale dei giovani attuali. . Basterebbe chiedere ai docenti , dalla materna alle superiori, quali sono le reali condizioni del rapporto con gli alunni per rendersi conto che la ristrutturazione del sistema scolastico in atto trascura le caratteristiche e l' evoluzione della psiche e della personalità delle nuove generazioni, le quali non sono più inquadrabili nei vecchi schemi. A tal fine, come vedremo dall' analisi della sig. La Rovere, potrebbe veramente essere utile uno studio approfondito del Rapporto promosso dalla Presidenza del consiglio dei Ministri, il quale si attaglia molto di più alla posizione di F. I. che a quella del Governo.

    F.I. anche sulla riforma dei cicli ha fatto specifica proposta che si differenzia da quella ministeriale per due aspetti rilevanti : 1) una ripartizione del percorso totale in 3 cicli di 4 anni ciascuno, con l' obbligo fino a 16 anni, invece del sei + sei ( che pare diventerà 7 + 5 ) ; 2) questa differenza, con una maggiore chiarezza di contenuto, attenuerebbe lo stravolgimento conseguente alla proposta del Governo , con particolare riferimento al settore della formazione professionale.

   

Riforma degli OO. CC.

    Questa riforma richiederebbe da sola un apposito convegno. Oggi ci limitiamo a far notare che la proposta unificata che si sta discutendo , più che modificare e snellire,, conferma e complica la precedente situazione. Facendo i conti si scopre che per gestire l 'autonomia occorreranno più di 30 organismi di partecipazione , compresi gli attuali Consigli Nazionale, provinciale e di distretto per i quali la proposta di F.I. prevede la soppressione definitiva. Chiudiamo con la proposta più innovativa.

L' abolizione del valore legale dei titoli di studio

    Risulta che durante la discussione sulla nuova maturità sia dentro che fuori dai palazzi istituzionali, qualcuno ha timidamente accennato alla soluzione del problema ipotizzando l' abolizione del valore legale del titolo di studio, che ,invece, viene espressamente confermato dalla legge sulla nuova maturità. E' noto a tutti che troppi interessi girano intorno a quel pezzo di carta , compreso il controllo politico - culturale dello Stato; ma quando serve occorre prendere il coraggio a due mani.

    F. I. ha rotto gli indugi ed ha fatto la proposta ufficiale di abolizione del valore legale. Per la certificazione delle conoscenze e la valutazione finale dei corsi scolastici sono previsti organismi specifici sia interni che esterni alla scuola. Il mercato, poi, farà il resto , accertando sul campo e valorizzando le effettive capacità di ciascuno.

    Terminiamo chiedendo scusa se forse non abbiamo dato un buon esempio di sinteticità , ma gli argomenti sono tanti , e diversi non li abbiamo neanche citati (, la valutazione, l' orientamento, il contratto di lavoro, l' obbligo, la nuova maturità ecc. ) . Su alcuni di questi interverranno altri relatori. Per gli altri si può ipotizzare la possibilità di un altro incontro.

Intanto ringraziamo per la vostra cortese attenzione.